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Mafia, clan di Castellammare in affari con gli americani: 13 arresti, in cella il reggente Domingo, indagato il sindaco

Colpo alla famiglia mafiosa di Castellammare del Golfo. I carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Trapani, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, hanno arrestato 13 persone e ne hanno denunciato altre 11 in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Palermo. Tra gli arrestati il reggente, Francesco Domingo, soprannominato Tempesta, vicinissimo a Messina Denaro e già condannato per associazione mafiosa. Indagato il sindaco di Castellammare Nicola Rizzo, eletto nel 2018 con una lista civica di centrodestra.

I reati contestati sono associazione di tipo mafioso, estorsione, furto, favoreggiamento, violazione della sorveglianza speciale e altro, tutti aggravati dal metodo mafioso.

Nel corso dell'operazione sono stati scoperti legami che il capomafia di Castellammare ebbe con esponenti delle famiglie mafiose americane, in particolare quelli appartenenti alla famiglia mafiosa dei Bonanno di New York. I boss d'America, come è stato documentato, in più occasioni hanno fatto visita a Domingo aggiornandolo sulle dinamiche mafiose d’oltreoceano e chiedendo l’autorizzazione ad interfacciarsi con altri esponenti mafiosi del mandamento di Alcamo.

I NOMI DEGLI ARRESTATI. In carcere dieci persone, tutte di Castellammare del Golfo tranne una: Francesco Domingo, 64 anni; Rosario Antonino Di Stefano, 51 anni; Camillo Domingo, 63 anni; Daniele La Sala, 40 anni; Salvatore Mercadante, 35 anni; Maurizio Gaspare Mulè, 54 anni; Antonino Sabella, 63 anni; Francesco Sabile, 61 anni; Carlo Valenti, 42 anni, Francesco Virga, 50 anni di Trapani.

Finiscono ai domiciliari Diego Angileri, 83 anni di Marsala, Felice Buccellato, 79 anni di Castellammare del Golfo e Sebastiano Stabile, 73 anni di Castellammare del Golfo. Il provvedimento era diretto anche a Benedetto Sottile, morto nel 2018 a 72 anni.

L'INCHIESTA. Le indagini, coordinate dal procuratore capo Francesco Lo Voi, dal procuratore aggiunto Paolo Guido e dai sostituti procuratori Gianluca De Leo e Francesca Dessì, hanno permesso di disarticolare la famiglia mafiosa di Castellammare del Golfo, che nonostante i dissidi interni, vede saldamente al vertice il pregiudicato Francesco Domingo, già condannato a 19 anni di carcere per associazione di tipo mafioso ed altro e ritornato in libertà nel marzo del 2015.

La famiglia mafiosa di Castellammare del Golfo, aggregata a quella di Alcamo dopo la prima guerra di mafia che vide la supremazia dei corleonesi, era stata ricostituita nel 1993 e la reggenza era stata affidata a Gioacchino Calabrò. Ma successivamente, come accertato dagli investigatori, Domingo aveva ereditato la reggenza dal 1997 fino al 2004, continuando ad esercitare, per alcuni anni, il suo potere anche dall’interno del carcere.

La stessa sentenza con la quale era stato condannato aveva messo in luce anche il ruolo di tramite svolto da Domingo fra Cosa nostra e un'organizzazione criminale che operava in Sardegna. In quella circostanza, infatti, Giovanni Brusca e Matteo Messina Denaro avevano programmato alcuni atti ritorsivi contro le guardie carcerarie che, secondo loro proprio in Sardegna, avevano gravemente maltrattato i detenuti al 41 bis.

Il ruolo operativo di Domingo emerge anche da un'altra circostanza: il boss infatti era stato incaricato di organizzare un incontro (poi effettivamente avvenuto) fra Gaspare Spatuzza e Matteo Messina Denaro, all'epoca latitanti entrambi, durante il quale erano state assunte decisioni sulla custodia delle armi a disposizione delle famiglie mafiose del Trapanese.

IL RITORNO DI DOMINGO. Le indagini dei Carabinieri hanno dimostrato che, anche dopo aver scontato la lunga pena detentiva, Domingo sin dalla sua scarcerazione aveva immediatamente riassunto il ruolo di capo famiglia e che disponeva di una nutrita schiera di accoliti. In seno a cosa nostra tutti gli riconoscevano il ruolo: era stato infatti interessato da Francesco Virga, vertice del mandamento mafioso di Trapani, arrestato nell’operazione dei carabinieri Scrigno e oggi raggiunto da una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione mafiosa ed estorsione, per costringere, insieme a Diego Angileri, un imprenditore agricolo castellammarese a cedere un vasto appezzamento di terreno che conduceva nelle contrade di Marsala.

I LEGAMI CON GLI AMERICANI E GLI ALTRI INCONTRI. Ma l’autorità e il ruolo di Domingo erano riconosciuto anche negli Stati Uniti d’America. Numerose sono state infatti le visite, intercettate dalle microspie e telecamere dei carabinieri, di esponenti mafiosi della famiglia italo-americana Bonanno di New York che aggiornavano il capo mafia castellammarese sulle dinamiche e gli equilibri di Cosa Nostra oltreoceano. Ma i mafiosi americani chiedevano anche a Domingo l’autorizzazione per confrontarsi con altri esponenti del mandamento di Alcamo, peroravano le cause di conoscenti in patria e veicolavano messaggi tra Domingo e i sodali in America. Nell’estate del 2018 Domingo incontrò anche il boss di Sciacca Accursio Dimino, poi arrestato nel novembre dello scorso anno, e successivamente i suoi emissari.

LE ESTORSIONI. Dalle indagini viene fuori anche il ruolo della famiglia mafiosa di Castellammare del Golfo nel controllo del territorio di competenza mettendo le mani nelle attività economiche, realizzando atti intimidatori e le estorsioni la cui gestione era affidata Camillo Domingo, Salvatore Mercadante, Sebastiano Stabile e Carlo Valenti. Nel mirino soprattutto imprenditori agricoli ed edili costretti, con minacce e violenze a versare somme di denaro destinate al soddisfacimento dei bisogni e delle esigenze dell’organizzazione mafiosa.

Ma in ogni attività spiccava il ruolo di Domingo, referente degli affiliati anche per la risoluzione delle controversie interne alla stessa famiglia. Il capomafia, per esempio, intervenne nel corso di una tentata estorsione da parte di Gaspare Maurizio Mulè, affiliato vicino alla fazione opposta a Domingo, nei confronti di un imprenditore di Castellammare del Golfo dal quale pretendeva 3 mila euro come risarcimento per un licenziamento.

Lo stesso Domingo fu chiamato in causa per il recupero di mezzi agricoli rubati ai danni di imprenditori agricoli della zona o per l’affidamento di lavori privati ad imprese vicine alla famiglia che così potevano alimentare la cassa comune e provvedere al sostentamento degli affiliati detenuti.

INDAGATO IL SINDACO. Nell’ambito dell’operazione sono state inoltre denunciate per vari reati, tutti aggravati dall’aver agevolato Cosa Nostra, altre 11 persone. I carabinieri, su disposizione della Dda hanno perquisito anche la casa e l’ufficio del sindaco di Castellammare, Nicola Rizzo, il quale è destinatario di una informazione di garanzia. Indagato anche un ex consigliere comunale che aveva chiesto a Domingo di attivarsi per il recupero di un mezzo agricolo che gli era stato rubato, e un avvocato, ex consigliere comunale di Trapani, che avrebbe concorso con Domingo e Virga nella estorsione a un imprenditore agricolo.

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