IL BLITZ

Ruggirello e la mafia trapanese, l'acchiappavoti che ora imbarazza il Pd

Un vero e proprio acchiappa preferenze. Ma l'ex deputato regionale Paolo Ruggirello, arrestato per associazione mafiosa, adesso imbarazza il Pd ed è la prima vera grana per il nuovo segretario Nicola Zingaretti.

Per cinque anni il suo ufficio è stato nei piani alti di Palazzo dei Normanni, regale edificio che ospita l'Assemblea regionale siciliana, con un piccolo terrazzino, da dove si poteva ammirare uno degli scorci più belli del centro storico di Palermo, che dà sulla Cattedrale e sul mercato di Ballarò. Ruggirello ha gestito alcuni dei dossier più importanti dell'Assemblea, dove nelle ultime due legislature, ha fatto parte della triade dei deputati-questori con un ruolo chiave, dunque, nella definizione dei bilanci del Parlamento e negli appalti.

Ed è proprio per questo che ieri il grillino Giancarlo Cancelleri ha chiesto di «riesaminare tutti gli appalti affidati dall’Ars durante la gestione di Ruggirello». Cancelleri ha ricordato che «il collegio dei questori fa pure affidamenti diretti».

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Ruggirello è cresciuto all'ombra del padre Giuseppe, proprietario della banca Industriale con interessi in vari settori: dallo sport all'edilizia. Il politico si può annoverare tra i "big" di lungo corso all'Ars, con alle spalle tre legislature: la sua prima elezione risale al 2006, quando prese 10.293 preferenze nella lista degli autonomisti del Mpa, il movimento fondato da Raffaele Lombardo.

Un pacchetto di voti che conferma due anni dopo, quando in Sicilia si torna a votare per le dimissioni di Totò Cuffaro dopo la condanna per favoreggiamento: 10.478 preferenze, il 39,44% dei voti presi dalla lista del Mpa. Era il 2008 e divenne deputato-questore. Carica che mantenne quando fu rieletto nella successiva legislatura, conclusasi nel 2017, nella lista di Nello Musumeci. Come tanti suoi colleghi il percorso politico di Ruggirello è stato contraddistinto da diversi cambi di casacca. Dal partito 'Nuova Sicilia' di Bartolo Pellegrino al Mpa di Raffaele Lombardo, dalla breve parentesi Mir di Samorì col quale si candida alle politiche nel 2013 senza raggiungere il risultato al movimento 'Articolo 4', fondato dal politico, poi morto, Lino Leanza.

Il 6 marzo di quattro anni fa la svolta: Ruggirello, assieme ad altri parlamentari di Art.4, transita nel Pd. Il suggello avviene alla Leopolda siciliana, mentre l'iscrizione formale al gruppo parlamentare dei dem, dopo aver preso la tessera del partito, avviene il primo aprile dello stesso anno, tra le polemiche dell'ala più a sinistra contraria all'allargamento del partito da parte dei renziani. Accusato e prosciolto dall'accusa di peculato e abuso d'ufficio nell'inchiesta della Procura di Palermo sulle cosiddette "spese pazze" dei gruppi parlamentari dell'Ars,

Ruggirello, che tre anni fa conquistò la ribalta delle cronache per avere ricevuto lettere di minacce di morte nel pieno delle sue funzioni di parlamentare regionale, è stato invece condannato dalla Corte dei Conti a risarcire 11.322 euro nel'indagine parallela dei magistrati contabili. Candidato al Senato alle ultime politiche ha fallito l'elezione, trascinato dal flop elettorale dei dem.

Intanto il clima è caldo anche all'interno dello stesso Pd, alle prese con questa grana, all'indomani dell'elezione del nuovo segretario nazionale.
"Sono garantista, ma mi sarei aspettato che qualcuno tra i tanti generali senza esercito che si ritiene dirigente del PD, avesse prudentemente sospeso
Ruggirello dal partito", scrive sulla sua pagina Facebook il deputato regionale del Pd Antonello Cracolici. Ironica la risposta del vice segretario Antonio Rubino: «Perché non ha più la tessera da due anni...».

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