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L'inferno di fuoco a Erice, i residenti: «Avevamo le fiamme dentro casa»

È la rabbia il sentimento dominante per l’incendio che ha devastato la montagna di Erice nella notte tra il 5 e il 6 maggio.

L’alba del giorno dopo dà l’idea dell’inferno di fuoco che si è scatenato: dalle pendici alla vetta c’è una crosta fumante al posto della vegetazione e del bosco di Martogna, un versante più volte martoriato dai roghi.

Drammatico il racconto di alcuni residenti che hanno dovuto lasciare le loro abitazioni e passare la notte fuori. «Non avete idea della paura che abbiamo avuto davanti al fuoco che avevamo praticamente dentro casa». C’era gente disperata. Che piangeva. E tutto questo è accaduto con un mese di anticipo rispetto all’inizio ufficiale della stagione antincendio.

Ancora una volta è bastato che si alzasse forte il vento di scirocco e salissero le temperature per dare il là alla furia distruttiva del fuoco, che da una prima analisi sarebbe stato appiccato con diversi punti di innesco. «L’incendio è stato spento – spiega Pietro Silvano, direttore del servizio antincendi dei vigili del fuoco che non si sbilancia sull’origine dolosa  –. Sono intervenute 71 squadre, anche dalle altre province. Stiamo verificando le cause e siamo al lavoro per bonificare tutta l’area». «I canadair al momento non possono intervenire – informa il sindaco Daniela Toscano , mi hanno chiamato dal centro operativo regionale e attendono che il vento si plachi».

 

 

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