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Tonnara di Favignana, la Castiglione cede una quota tonno alla Euromar di Aci Castello

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La tonnara Florio di Favignana

Il ritorno in attività della storica tonnara di Favignana da parte dell'azienda Nino Castiglione, era stato salutato come il modo più naturale per una ripresa significativa di un settore ormai in declino e accanto a questo, il modo per recuperare la lavorazione e l'inscatolamento del tonno rosso del Mediterraneo.

Un ritorno però stroncato da un decreto firmato dal sottosegretario all'Agricoltura, Franco Manzato. Il "decreto Manzato" in particolare nella ripartizione delle quote tonno concedeva infatti solo 14,5 tonnellate alla Tonnara di Favignana.

A questo punto, la "Nino Castiglione", sfruttando la possibilità offerta dallo stesso decreto contestato firmato da Manzato, ha raggiunto un accordo con la “Euromar” di Aci Castello per il trasferimento temporaneo a quest'ultima di una quota tonno “fino a un massimo” di 12,2 tonnellate.

"Una cosa è certa - fanno sapere dall'azienda trapanese - che le quote tonno sono state vendute a questi per liquidità".

Nei prossimi giorni comunque spiegheranno meglio questa scelta che arriva dopo il contestato decreto Manzato che non solo ha penalizzato la storica tonnara ma ha mandato a casa 50 lavoratori e buttato a mare circa 800 mila euro investiti nel progetto.

Da quello che si sa al momento, secondo la documentazione in possesso della Dire, la Nino Castiglione, ha sfruttato una possibilità offerta dal decreto Manzato, finito al centro delle polemiche politiche perché ritenuto poco vantaggioso per la Tonnara di Favignana, tornata in attività dopo tanto lavoro e soprattutto dopo anni di fermo.

Il “decreto Manzato” prevede che “i contingenti individuali di cattura” possano essere oggetto di “operazioni di trasferimento temporaneo” nell'ambito di due tipologie di pesca: con reti a circuizione, sistema adottato dalla “Euromar” e regolarmente autorizzato dal Ministero, e con tonnara fissa.

La “Nino Castiglione”, non avendo ritenuto la quota stabilita per Favignana sufficiente a garantire la sostenibilità economica dell'investimento necessario per la campagna di pesca, circa 800mila euro, ha ritenuto più conveniente cedere la propria “quota residua” di tonno “fino a un massimo di 12,238 tonnellate”. L'accordo sottoscritto giovedì scorso tra le due aziende siciliane aspetta solo il via libera definitivo dal Mipaaf. Insomma per questa stagione si può dire addio alla tonnara di Favignana con la speranza che il prossimo anno si possano risolvere i problemi relatovi alle quote.

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