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Martina Gentile scriveva a Messina Denaro: «La mia bimba ti conoscerà»

Emerge dai pizzini ritrovati dagli investigatori dopo l'arresto del boss di Castelvetrano

I quadri del Padrino e di Joker trovati nella casa in cui viveva Messina Denaro

«Dai documenti acquisiti emerge che anche Martina Gentile è totalmente impregnata della “cultura” mafiosa, e, quel che è più grave, che ella intende trasferire i suoi malsani “ideali” persino alla figlia (minore, di 3 anni, ndr), come si ricava da quella lettera indirizzata da Laura Bonafede al latitante, in cui la stessa scrive che sia lei che la figlia Martina cercheranno di far conoscere alla bambina la storia del boss di Castelvetrano Matteo Messina Denaro: «Mini cugino» (il nome in codice assegnato alla bimba, ndr) ti conoscerà dai miei racconti e da quelli di Tany (Martina Gentile, ndr) perché sei stato troppo importante per noi». È quanto sostiene il gip Alfredo Montalto che ha disposto l’arresto (ai domiciliari) per Martina Gentile, accusata di favoreggiamento aggravato e procurata inosservanza della pena. La giovane è ritenuta una degli elementi della rete di fiancheggiatori del boss Matteo Messina Denaro, arrestato il 16 gennaio 2023 e deceduto in carcare lo scorso settembre.

Il provvedimento di oggi scaturisce dalle indagini condotte dal Ros dei carabinieri e coordinate dai pm della Dda di Palermo - il procuratore Maurizio de Lucia, l’aggiunto Paolo Guido e i sostituti Pierangelo Padova e Gianluca De Leo - in particolare sulla copiosa documentazione rinvenuta nell’ultimo covo di Messina Denaro a Campobello di Mazara. «Così trascurando - prosegue il gip - che il detto Messina Denaro si è reso responsabile di innumerevoli fatti di sangue di assoluta gravità (anzi certamente tra i più gravi della storia di questa Repubblica se si pensa alle stragi di Capaci e via D’Amelio ed a quelle del successivo anno 1993), tra i quali, per di più, persino dell’uccisione di innocenti bambini (Nadia e Caterina Nencioni, rispettivamente di appena nove anni e di poco più di un mese di vita, rimaste vittime della strage di Firenze del 1993; Giuseppe Di Matteo, rapito appena dodicenne ed ucciso, dopo una straziante prigionia in condizioni inumane, nel gennaio 1996; senza poi dimentìcare l’uccisione di Antonella Bonomo in stato di gravidanza, cui Messina Denaro ebbe a partecipare personalmente nel luglio 1992»).

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