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"Messina Denaro cosa fa per noi?". Il clan si spacca sul superlatitante - Le intercettazioni

Un attacco duro che emerge da alcune frasi colte in una intercettazione. Con il superlatitante che non sembra più essere così rispettato e temuto

PALERMO. “Sono tutti porci… ma anche questo (Matteo Messina Denaro, ndr), che fa per noi? Niente, si fa i suoi interessi e non ci deve essere rumore. Cioè, arrestano i tuoi fratelli, le tue sorelle e i tuoi cognati e tu non ci muovi? Devi fare bordello, devi dire o li fate uscire o vi faccio saltare tutti in aria”.

Un attacco duro, durissimo, ed una spaccatura clamorosa, quella che lasciano intendere alcune frasi, all’interno di Cosa Nostra, con il capo, il superlatitante Matteo Messina Denaro, che non sembra più essere così rispettato e temuto. E’ questo quello che emerge da un’intercettazione dei carabinieri nel corso dell’inchiesta che ha portato all’arresto di Nicolò Nicolosi, 44 anni, di Calatafimi, e Attilio Fogazza, 44 anni, di Salemi, ritenuti responsabili dell’omicidio di Salvatore Lombardo, ucciso il 21 maggio 2009 con alcuni colpi di fucile calibro l2, mentre si trovava presso il bar Smart Caffè di Partanna, nel trapanese

Non solo frasi non certo rispettose verso l’attuale capo di Cosa Nostra, ma anche un “augurio” per il futuro, ovvero che il boss si ritiri al più presto, sempre che il passaggio di consegne non sia già avvenuto: “Io sono del parere che questo qualche giorno si ritira, a meno che non l’abbia già fatto – dice uno dei due uomini intercettati – e gli altri vanno a fare cose a nome suo quando lui oramai non c’è più, e chissà dove se n’è andato. Andatevi a rompere il culo tutti, qui ormai non c’è più niente. Un movimento, cioè, niente. Dallo un accenno che sei presente, invece proprio niente!”.

"Non è la prima volta - ha spiegato il procuratore aggiunto Teresa Principato - che avvertiamo un forte malcontento verso il capomafia latitante, che viene accusato dai suoi di pensare solo a sè e alle sue esigenze e di non curarsi dei destini dei familiari e degli uomini d'onore finiti in carcere".

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