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Segesta, alla scoperta della città antica con il Trekking degli Elimi

Il Parco archeologico di Segesta propone nuovi percorsi di visita che permetteranno di scoprire l’antica città greca da punti di vista diversi, affascinanti, comprendendo nello stesso tempo quale doveva essere la pianta del territorio in tempi antichi. Quando le sorgenti scorrevano copiose, non esistevano recinti, cancelli, proprietà, si aveva un rapporto immediato e diverso con la Natura.

Nasce così una vera esperienza immersiva sul territorio: domenica prossima (4 settembre prima domenica del mese, tradizionalmente a ingresso gratuito al Parco) alle 9,30 partirà il primo Trekking degli Elimi, nuovo percorso di visita di CoopCulture per chi ama coniugare trekking e archeologia e scoprire zone del parco poco conosciute come il santuario in contrada Mango, che confina con i ritrovati Giardini della Kaggera, vero eden verde incontaminato, recuperato di recente dal Comune di Calatafimi Segesta. Un accordo con i Borghi dei Tesori renderà il percorso di visita ancora più interessante: coloro che, con la guida della pro Loco di Calatafimi, visiteranno i Giardini con il coupon del festival, potranno proseguire ed entrare nel Parco di Segesta dal lato del santuario di contrada Mango. Qui, gratuitamente, dove potranno approfondire la visita con il supporto di un archeologo della missione dell’Università di Palermo, che ha appena completato una campagna di scavo guidata da Monica De Cesare.

«Segesta - dice il direttore del Parco, Luigi Biondo - è una fonte inesauribile, un sito che va affrontato con cura, ma senza mai sentirsi “soddisfatti”. Il lavoro degli archeologi è straordinario e le campagne di scavo in corso lo dimostrano: renderlo pubblico e condivisibile vuol dire vedere Segesta come un luogo “vivente”, con un’anima».

Quello del Trekking degli Elimi sarà un percorso lungo e interessante, di media difficoltà, che permetterà non soltanto di scoprire un angolo del Parco di solito non visitabile in autonomia, ma legherà il sito alla riscoperta del territorio. Il percorso di circa 4 km parte dall’ingresso, raggiunge Case Barbaro per costeggiare, in totale sicurezza, lo strapiombo della montagna: girando intorno a balze rocciose su un sentiero sterrato, si passa da grotta Vanella, per raggiungere l’area archeologica del santuario in contrada Mango dove si è da poco conclusa la campagna di scavo dell’Università di Palermo, diretta dai docenti di archeologia classica Monica De Cesare e Gilberto Montali.

«Il santuario di contrada Mango era già stato oggetto delle indagini di Vincenzo Tusa tra gli anni ‘50 e ’60 – spiega la professoressa De Cesare – le ricerche avevano portato alla luce un muro monumentale di recinzione, una piccola parte delle fondazioni e frammenti di colonne che hanno consentito di identificare un grande tempio di tipo greco riferibile alla metà del V secolo, importante testimonianza dei contatti stretti tra Segesta elima e il mondo greco coloniale».

Gli scavi sono ripresi quest’anno grazie a una convenzione stipulata tra il parco di Segesta e l’Università di Palermo, e proseguiranno il prossimo anno. «Sicuramente doveva essere un santuario importante, realizzato fuori dal perimetro urbano, prospiciente il vallone e il fiume Kaggera, ma rivolto verso la “nemica” Selinunte – continua l’archeologa -: le punte di lancia ritrovate e oggi esposte nell’antiquarium del Parco, ma anche le ceramiche, fanno pensare alla cosiddetta “dedica delle armi”dei guerrieri». Insomma, un sito che sarà adeguatamente raccontato dagli archeologi e dalle guide di CoopCulture. Dall’area di scavo, inerpicandosi lungo il costone del Vallone della Fusa, si raggiungerà il sentiero che porta allo Stazzo sede dell’Antiquarium dove sono esposti reperti riferiti anche alle zone attraversate. La navetta riporterà al parcheggio.

Ma oggi e domani (2 e 3 settembre) ci sarà anche la possibilità di visitare l’area del Tempio Dorico la sera, partecipando alla visita speciale «Tra costellazioni e miti». Due le partenze previste ogni sera, alle 21 e alle 22,15: alla luce di speciali lanterne che rischiareranno il percorso, gli operatori di CoopCulture coinvolgeranno il pubblico in uno storytelling affascinante, popolato da miti tramandati per millenni. La visita culminerà con il racconto dell’attribuzione del tempio al culto di Afrodite Uranìa: qui la narrazione lascerà il campo all’osservazione ad occhio nudo delle principali costellazioni, visibili dal Tempio.

© Riproduzione riservata

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