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A Calatafimi Segesta il chiosco va a fuoco, risarcimenti attesi da tre anni

Tre lunghi anni  non sono bastati a un'assicurata per essere risarcita degli ingenti danni subiti da un incendio che ha devastato il suo chiosco, regolarmente assicurato, appunto. Vittima dell’ennesima vicenda di mala assicurazione, e anche di ordinaria “burocrazia giudiziaria”, una cinquantacinquenne di Calatafimi Segesta  che gestiva con il marito nel trapanese  un chiosco per la somministrazione e vendita di cibi e bevande e tavola calda all’interno della villa comunale di piazza Nicolò Mazara, sulla scorta di una apposita convenzione con il Comune.

A causa di alcuni lavori di ordinaria e straordinaria manutenzione, la titolare da qualche tempo era stata costretta a sospendere l’attività, ma proprio mentre si apprestava a riaprire, l’1 luglio 2019, poco dopo mezzanotte, la struttura, tutta in legno, di cinquanta metri quadrati, ha preso fuoco. I vigili del fuoco di Trapani sono accorsi e hanno domato le fiamme, ma il chiosco è andato distrutto, con tutto ciò che vi era all’interno, dagli arredi alle attrezzature: forno, cucina, frigo, banconi, ecc. Un danno ingente, di svariate decine di migliaia di euro.

La polizza della discordia

Per fortuna i gestori avevano assicurato la struttura e il suo contenuto con un’apposita polizza per il rischio incendio con la compagnia Cattolica. Quindi, tramite il consulente legale Alessio Tarantino, per essere assistiti e risarciti si sono affidati a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e tutela dei diritti dei cittadini che, tra gli altri, offre un apposito servizio per quanti vengono colpiti da eventi simili, occupandosi delle operazioni di bonifica e risanamento, della verifica delle condizioni contrattuali di polizza, della puntuale stima dei danni e della loro quantificazione in contraddittorio con i periti della compagnia.

Attività effettuate anche nello specifico, tanto che la somma da liquidare era stata concordata verbalmente tra le parti già pochi mesi dopo il fatto, e sarebbe fondamentale per gli assicurati per rimettersi in piedi: spiccioli per una compagnia con un utile netto di quasi cento milioni di euro nel 2021, “il futuro” per dei piccoli imprenditori.

Le indagini sul dolo

Ma ecco il primo ostacolo. La Procura di Trapani ha aperto un procedimento penale, contro ignoti, anche perché, nell’immediatezza, nel loro rapporto i pompieri avevano sospettato la matrice dolosa del rogo, dal momento che la struttura, chiusa da qualche tempo, era priva di fornitura elettrica e il corto circuito era escluso in partenza. Le indagini a 360 gradi condotte dal pubblico ministero  Francesca Urbani, però, non hanno prodotto risultanze significative per corroborare la tesi del dolo e a maggior ragione individuare gli eventuali responsabili: d’altra parte, i proprietari avevano escluso tassativamente di aver mai subito minacce o intimidazioni. Peraltro, sono stati acquisiti anche i tabulati telefonici delle loro utenze, ma non è emerso alcun elemento di rilievo. Anzi, l’inchiesta alla fine ha ritenuto che la causa più verosimile fosse quella di un incendio accidentale, collegato ad alcuni senza tetto che ultimamente avevano trovato riparo nel chiosco approfittando della sua chiusura: dentro erano stati rinvenuti in più occasioni materassi e mozziconi di sigaretta.

Perciò, con richiesta firmata il 14 gennaio 2020, il sostituto procuratore ha chiesto l’archiviazione del fascicolo. Sono passati mesi, un anno, e intanto l’iter risarcitorio è rimasto bloccato perché la compagnia, che su questa vicenda si è resa protagonista di una indegna “melina”, non ha inteso liquidare il danno, non concedendo neanche un acconto, prima che sulla vicenda penale fosse scritta la parola fine: “archiviato”.

Archiviazione ma i soldi non arrivano

Non si contano le richieste di accesso agli atti in Procura e in Tribunale presentate da Studio3A per conoscere lo stato dell’arte, e finalmente, all’ennesima, nel giugno 2021, un funzionario giudiziario della Procura ha risposto certificando che il procedimento era stato definitivamente chiuso con decreto di archiviazione firmato l’11 marzo 2021 dal Gip Caterina Brignone, ritenendo pienamente “condivisibili le argomentazioni addotte dal sostituto procuratore”, per citare l’atto, “non essendo emersi elementi utili per l’identificazione dei responsabili o comunque per l’ulteriore prosecuzione delle indagini preliminari”.

Il pressing sulla compagnia

Ma a Cattolica ancora non è bastato, ha chiesto che le venisse trasmesso il fascicolo penale completo con il decreto originale che però, nonostante le ripetute richieste, non veniva mai inviato. Dopo un pressing continuo sulla compagnia, negli ultimi mesi si è finalmente aperta una breccia nel muro e si è arrivati a siglare, il 14 febbraio 2022, il sospirato processo verbale di perizia sottoscritto dai periti di entrambe le parti in cui è stato concordato e stabilito il danno da risarcire.

Pareva fatta, e invece no. A più di quattro mesi dalla firma dell’atto, la compagnia non ha ancora liquidato un euro alla sua assicurata che, senza queste fondamentali risorse, rischia di giocarsi la partecipazione al nuovo bando di gestione del chiosco indetto dal Comune. Nel frattempo, dopo l’attesa di una vita, il 10 giugno 2022 si è potuto finalmente acquisire dalla Procura di Trapani copia del fascicolo penale integrale, subito trasmesso alla compagnia con l’ennesimo reclamo, ma neanche ciò è servito. Cattolica non risponde (di nuovo) più ai solleciti di pagamento e avrebbe fatto sapere informalmente di voler avviare ulteriori accertamenti.

© Riproduzione riservata

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