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No ai rifiuti radioattivi, sindaci in rivolta a Fulgatore e Segesta

I due Comuni sono nell’elenco dei siti idonei a ospitare l’unico grande deposito nazionale dove «tombare» 91.000 metri cubi di scorie. Tranchida e Gruppuso: «Qui puntiamo sull’agroalimentare»

Panorama di Segesta. In primo piano una delle opere della mostra "Nella natura con la mente" curata da Mondo Mostre con la Fondazione Mertz

Trapani dice no al deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. Fulgatore e Segesta sono nell’elenco dei siti idonei per ospitare l’unico grande deposito nazionale dove «tombare» 91.000 metri cubi di scorie radioattive. Si calcola che 45000 saranno prodotte nei prossimi anni, mentre i restanti 35mila sono da interrare per 300 anni. Questo il tempo necessario per portare la radioattività a valori trascurabili. Le terre di Fulgatore e Segesta, dove attualmente lo sguardo si perde nei vigneti, sono nella mappa dei siti idonei stilata dalla Sogin, ente ministeriale incaricato. Luoghi dove è previsto di interrare il 60% di quelli prodotti dalle attività di smantellamento degli impianti nucleari e, per il rimanente 40%, generati dalle applicazioni di medicina nucleare, industriale e di ricerca.

In prima linea Giacomo Tranchida e Francesco Gruppuso, sindaci di Trapani e Calatafimi – Segesta, insieme ai colleghi di tutta la provincia. A dire no, anche le organizzazioni di categoria, da Confindustria al comparto turistico e, soprattutto, agroalimentare. «Diciamo no perché l’industria che noi vogliamo per il futuro delle nostre campagne – spiega Tranchida - è quella del recupero, della riqualificazione e della filiera agroalimentare, dei prodotti eccellenza.

Abbiamo un alleato strategico, al netto della siccità: il sole. I nostri prodotti, le coltivazioni storiche dei vigneti, gli uliveti, le coltivazioni biologiche, hanno quel quid in più che fanno anche del gusto una tipizzazione. La dieta mediterranea è patrimonio dell’Unesco e appartiene anche a queste nostre terre vocate a poter essere oggetto di ulteriori migliori produzioni bio nella filiera agroalimentare. Che significa anche occupazione, sviluppo, tutela del paesaggio».

 

L'articolo completo di Anna Restivo sul Giornale di Sicilia oggi in edicola

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