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Nuovo Dpcm, l'appello dei sindaci trapanesi: "Tutelare i diritti dei siciliani"

coronavirus, Dpcm, Trapani, Politica
Giacomo Tranchida

Iniziative e misure per aiutare le attività economiche siciliane. Lo chiedono i sindaci trapanesi facendo appello al premier Giuseppe Conte e al presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci. E lo fanno con una lettera firmata da Giacomo Tranchida di Trapani, Roberto Maiorana di Buseto Palizzolo, Antonino Accardo di Calatafimi Segesta, Nicolò Rizzo di Castellammare del Golfo, Salvatore Sutera di Gibellina, Massimo Vincenzo Grillo di Marsala, Giuseppe Scarcella di Paceco, Nicolò Catania di Partanna, Vincenzo Drago di Salaparuta, Giuseppe Peraino di San Vito Lo Capo, e Francesco Stabile di Valderice.

"Purtroppo, il subdolo virus, a partire dal mese di settembre, ha ripreso a circolare, portando la curva del contagio ai livelli allarmanti di questi giorni - si legge nella lettera -. Dinnanzi a ciò, non è certamente possibile rimanere inermi e ognuno dovrà fare la propria parte, onde tutelare la salute dei cittadini ed evitare il tracollo economico, oltre a garantire la stabilità sociale. Nonostante la consapevolezza che l’urgenza e la situazione di gravissima emergenza sanitaria impongono scelte difficili e talvolta impopolari, poichè incidono pesantemente sulla vita reale degli italiani, ci preme rassegnarLe come il DPCM del 24 ottobre 2020, nella pretesa universalità, contenga misure in materia di apertura dei locali pubblici e di svolgimento di alcune attività ludiche e sportive che rischiano di compromettere definitivamente la tenuta del sistema economico del mezzogiorno e della comunità che rappresentiamo e che non rispondono in alcun modo a quelle che sono le reali abitudini del territorio".

"A fronte di ciò - proseguono i sindaci -, nel chiederle di modificare il provvedimento adottato, tutelando le attività che hanno fatto cospicui investimenti per salvaguardare la salute pubblica, precisiamo che - laddove ciò non avvenisse - sarà necessario modulare un immediato sistema di aiuti che non conceda indistinte sovvenzioni a pioggia, ma che si basi sulle reali esigenze territoriali, tenendo in debita considerazione quanto sopra accennato, in merito ai costumi e agli usi delle Regioni del Sud, che altrimenti - nonostante i fondi che chiediamo vengano tempestivamente erogati a ristoro - saranno costretti a cessare l'attività, provocando un depauperamento del tessuto produttivo del territorio, con gravissime ricadute sulla stabilità sociale ed economica del Mezzogiorno e della Sicilia. Rammentiamo che l’articolo 3 della Costituzione, nel sancire il principio di uguaglianza sostanziale, impone di adottare in casi uguali il medesimo trattamento ed in casi diversi soluzioni adatte a fattispecie diverse".

"Sulla scorta di questo principio costituzionale invitiamo, al pari il Presidente della Regione Siciliana - così come dallo stesso preannunziato - ad adottare ogni iniziativa e provvedimento utili a tutelare e salvaguardare i diritti dei Siciliani e a scongiurare la definitiva chiusura delle attività economiche ovvero il pericolo che le stesse cadano in mano alla criminalità organizzata", concludono. la lettera

 

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