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ISOLE EGADI

Nei fondali di Levanzo trovate le monete dei soldati romani e cartaginesi morti duemila anni fa

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Ancora tesori dai fondali di Levanzo, l'isola più piccola dell'arcipelago delle Egadi. Dopo il ritrovamento nei giorni scorsi del 24esimo rostro, a nord-ovest dell’isola, teatro dello scontro che nel 241 a. C. vide contrapporsi romani e cartaginesi in una sanguinosa battaglia, i subacquei altofondalisti della SDSS (Società per la Documentazione dei Siti Sommersi), diretti da Mario Arena, in collaborazione con la Soprintendenza del Mare della Regione, hanno ritrovato 26 monete di origine romana, punica ed ellenistica. Sono monete sicuramente appartenute a soldati e marinai morti durante lo scontro.

“Ogni nave racconta una storia diversa – sottolinea Mario Arena -. Sappiamo molto sulle battaglie navali, ma relativamente poco sulle navi da guerra stesse e sui loro equipaggi, quindi ogni oggetto che recuperiamo aggiunge elementi alla nostra conoscenza".

“Il sito della Battaglia delle Egadi – evidenzia il Soprintendente del Mare, Ferdinando Maurici - è l'unico sito di battaglia navale antico conosciuto e il recupero delle monete, come anche di alcuni arieti in bronzo, o dei rostri, da parte della Fondazione Nautica RPM in collaborazione con la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana ha notevolmente migliorato le conoscenze degli archeologi marittimi sull'antica merce navale. I manufatti ritrovati – dalle anfore, ai rostri, alle monete – diventano prezioso contributo per gli archeologi che li aiuta a ricostruire lo scenario e a definire nel dettaglio gli accadimenti oltre alle dimensioni e tipo di navi da guerra”.

Le monete, rinvenute in un unico areale in prossimità di Ram 23 ad oltre 80 metri di profondità, fanno emergere elementi circa la natura internazionale della Prima Guerra punica. Al momento si può solo immaginare che il nascondiglio fosse o il risparmio di sfortunati soldati avversari o di marinai morti combattendo sulla stessa nave, o il bottino raccolto dai soldati prima che la nave affondasse.

Interessante è il fatto che la collezione arriva da tutto il Mediterraneo. Qui vi sono comprese infatti monete della Repubblica Romana, Cartagine, Gerone II il Tiranno di Siracusa in Sicilia, Tolomeo III Evergete d'Egitto, Neopoli in Campania e una sola moneta d'argento proveniente dalla città greca di Velia in Lucania, Italia.

La collezione di monete ritrovate illumina la storia sociale ed economica dell'epoca. Al tempo della guerra punica, infatti, la Repubblica Romana utilizzava pesanti monete di bronzo fuso, che valevano letteralmente il loro peso. Mentre nello stesso periodo altre società, come i Cataginesi e i Greci, producevano monete di bronzo, argento e oro che erano opere d'arte stampate su un dado, e rappresentavano valore, oltre ad essere intrinsecamente preziose.

I rinvenimenti e i recuperi di questi giorni sono stati resi possibili grazie alla nave oceanografica Hercules della RPM Nautical Foundation che, in quest’ultima missione, ha avuto a bordo anche il Presidente e mecenate Mr. George Robb jr. ed il Segretario e consulente giuridico avv. James Goold che da anni, grazie all’incontro con Sebastiano Tusa, collaborano con la Soprintendenza del Mare nella ricostruzione dello scenario della Battaglia delle Egadi, affrontrando gli impegnativi costi.

É stata proprio la campagna di ricerca condotta in questi giorni e l'utilizzo di un robot subacqueo (ROV), che ha portato alla luce e fatto recuperare, a circa 90 metri di profondità, alcune anfore, di cui molte integre, oltre al recupero del 24esimo rostro .

Le ricerche, che vedono normalmente coinvolti numerosi soggetti e istituzioni, hanno visto la collaborazione attiva dell’università di Malta che è intervenuta con un sofisticatissimo mezzo sottomarino autonomo (AUV) e la qualificatissima consulenza di Timmy Gambin, titolare della cattedra di Archeologia Marittima ed egli stesso esperto subacqueo altofondalista.
Prezioso il contributo offerto dalla Capitaneria di Porto di Trapani, dal Comune di Favignana, dall'AMP delle Isole Egadi e dalla Direzione dell'ex stabilimento Florio.

© Riproduzione riservata

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