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Trapani, un corso di laurea in Archeologia: nuove prospettive per gli studenti

TRAPANI. «L'intento è quello di consentire agli allievi già laureati nel Corso di Archeologia Navale che non hanno potuto conseguire la specializzazione, di raggiungere questo obiettivo a Trapani». Il direttore didattico-scientifico dell’Accademia di Belle Arti «Kandinskij» (legalmente riconosciuta e centro di eccellenza dell'arte), professore Francesco Torre, presenta così l’inaugurazione del Corso di laurea triennale in «Valorizzazione dei Beni Culturali, a indirizzo archeologico». Un corso che, però, non sostituisce quello, già attivato, a partire dal 2000, a Trapani dall'Università di Bologna, sezione staccata di Ravenna, per l'Archeologia Navale e che si è chiuso a marzo. «A completare l'offerta formativa, assieme al Corso Triennale, partiranno le lezioni del corso biennale specialistico per il conseguimento della laurea magistrale», aggiunge infatti, il professore Torre.

La chiusura del corso di laurea in Archeologia Navale era stato determinato dai «tagli» del cosiddetto Decreto Gelmini (la riforma universitaria del 30 dicembre 2010) secondo cui fino al 2013 non sarebbe stato possibile ampliare l’offerta formativa. I circa 80 studenti trapanesi, quasi tutti fuori corso, avrebbero avuto concessi, però, due anni di tempo per laurearsi a Trapani. Superati 24 mesi, infatti, avrebbero dovuto sostenere le sessioni di esami e lauree presso la sede centrale. «È evidente - sottolinea il professore Torre - quali e quante spese avrebbero dovuto sostenere le loro famiglie».

L'apertura presso la «Kandinskij» dei Corsi universitari di Archeologia apre così nuove prospettive di studio per i giovani del territorio «e costituisce un punto di aggregazione per iniziative d'arte e di cultura», rileva ancora il direttore didattico-scientifico dell’Accademia ricordando, con soddisfazione, che «molti dei giovani che abbiamo laureato e specializzato negli anni scorsi hanno conseguito una professionalità tale da fare trovare loro una occupazione prestigiosa. Sappiamo che c’è chi lavora sulle navi oceanografiche, chi nei Musei, anche all’Estero, e chi nell’Arma dei Carabinieri, nel Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, mentre sono sotto gli occhi di tutti i risultati degli scavi archeologici ai quali altri hanno partecipato a Mozia e a Marsala».

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