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LE PAROLE DEL SINDACO

"Pantelleria ammaliante" nel film di Guadagnino

Il primo cittadino ha poi sottolineato il valore «poetico» della scelta del regista di ambientare il suo film sull'isola di Pantelleria: «Un ringraziamento particolare va al vero protagonista del film, Luca Guadagnino che ha scelto Pantelleria e ha saputo esaltare le sue virtù»

PANTELLERIA. «Pantelleria esce nella sua interezza magica, selvaggia e ammaliante. Un film da vedere, abbandonando critiche e stereotipi che lasciamo ai commentatori specializzati. Un cast straordinario di grande spessore internazionale». È quanto si legge in una nota del sindaco di Pantelleria Salvatore Gabriele a proposito del film di Luca Guadagnino «A Bigger Splash». Il primo cittadino ha poi sottolineato il valore «poetico» della scelta del regista di ambientare il suo film sull'isola di Pantelleria: «Un ringraziamento particolare va al vero protagonista del film, Luca Guadagnino che ha scelto Pantelleria e ha saputo esaltare le sue virtù».

A Bigger splash «è il racconto delle dinamiche del desiderio tra persone adulte e di come queste si infrangano con la realtà»: Luca Guadagnino parla così del film in concorso alla Mostra del cinema di Venezia. Il regista palermitano, 44 anni, cresciuto in Etiopia, cinefilo e appassionato, ha realizzato un'opera con una produzione internazionale e un cast di star da Oscar - l'attrice-feticcio Tilda Swinton, Ralph Fiennes e poi Dakota Johnson, Matthias Schoenaerts - che è già stata venduta all'estero e sarà in sala il 26 novembre per Lucky Red.

"A bigger splash" nasce come remake della "Piscina", il celebre film di Jacques Deray che nel '69 riuniva sullo schermo una coppia scoppiata nella vita, Alain Delon e Romy Schneider, Guadagnino rimescola «gli ingredienti, perchè le storie sono già state tutte raccontate, per differenziarmene e farne un film in cui al quartetto che si sfida aggiungo le suggestioni del luogo, Pantelleria, isola violenta, potente, spazzata dai venti, che necessariamente li mette a confronto con altro da loro». L'isola «simbolo dei territori di frontiera diventa protagonista» e apre la porta alla realtà nel microcosmo dei quattro protagonisti - una celebre cantante rock senza voce per una operazione (Tilda Swinton), il suo più giovane compagno (Matthias Schoenaerts), l'ex di lei (Ralph Fiennes) e la figlia adolescente (Dakota Johnson). Si vede un barcone di migranti («chiamiamoli rifugiati di guerra», prega la Swinton) arrivare e alcuni sparpagliarsi per l'isola.  Ecco così che alla «sciarada erotica della Piscina la forza del territorio fa rimescolare le carte. Mi affascinava filmare l'infilmabile, ossia il desiderio ma sul set l'imperativo più che rifare La Piscina era come gestire il vento e il sole di Pantelleria».

L'Italia, anzi l'italietta entra prepotente nel finale: il maresciallo Corrado Guzzanti lascia partire la rock star e il suo uomo invece di indagare sull'omicidio di Ralph Fiennes e tutto per un autografo. «La legge - risponde a chi critica il personaggio e immagina reazioni adirate dei carabinieri - decide di seguire l'umano, se stesso, tutto è il mondo è burla come dice in finale il Falstaff di Verdi che sottolinea musicalmente quel momento. Del resto se non facciamo cinema per prenderci dei rischi, sondare territori insidiosi perchè lo facciamo? Quanto a Corrado, la sua sublime grandezza di attore, mi costringe a rifiutare che non possa parlare siciliano. Non credo proprio che questo maresciallo umano troppo umano sia una parodia». Il regista, che considera Bernardo Bertolucci il suo mentore, già molto considerato a livello internazionale nonostante sia solo al quarto film, amato dal mondo della moda è anche stanco di sentirsi etichettato come 'regista italiano che piace agli americanì, magari per opere che dell'Italia raccontano all'estero quello che gli stranieri vogliono vedere. «Il cinema non avendo confini non ha geografia, il cinema è cinema e la capacità di ascoltare la realtà è la cosa che più mi affascina e non ha niente a che vedere con l'imperativo del glamour o della cartolina. Quanto a me - ha detto Guadagnino - i miei ammiratori più incondizionati vengono dalla Corea del Sud, altri in Svezia ma anche in Portogallo e Turchia. Credo che il problema sia piuttosto come ci rapportiamo noi italiani con la nostra rappresentazione, la nostra prossimità».

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