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Salemi, rivive la festa di San Biagio: si preparano le «cudduredde»

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Per tre giorni, giovani e meno giovani, si riuniscono per tramandare l’antica tradizione

SALEMI. Si riempie di odori e voci l’ex canonica della chiesa di San Biagio. Nell’antico quartiere del Rabato, è ricominciata come ogni anno, la lavorazione del pane per creare le “cudduredde” e i “cavadduzzi” che rievocano i due miracoli del Santo avvenuti in città (le prime la gola del giovane salvato dal soffocamento per una lisca di pesce, i secondi la liberazione della città dall’invasione delle cavallette). Per tre giorni, giovani e meno giovani, si riuniscono per tramandare questa antica tradizione la cui origine si perde nella notte dei tempi. Tre intere giornate, per la lavorazione di 150 chili di farina offerte da sempre da un devoto.

Circa 50 le persone coinvolte quest’anno, impegnate tra l’impasto, la lavorazione minuziosa dei minuscoli e raffinati pani, la cottura e l’imbustamento. Inizia alle 8 il primo impasto della giornata: due donne, con l’ausilio di alcuni uomini per circa un’ora e mezza, amalgamano farina e acqua con l’antica “sbria”, un congegno fondamentale per compattare e mantenere dura la massa di pasta. Le donne, accerchiate in gruppo con i giovani, passano poi alla lavorazione dei pani, mentre i bambini fanno da spola per portare i “cuddureddi” agli uomini che li sistemano accuratamente nelle teglie. Lenta sarà poi la cottura nell’antico forno a legna, dove due donne come antiche vestali si occupano di mantenere la giusta temperatura.

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