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Castelvetrano, collezionista sotto processo: vendeva on line monete antiche e reperti

Davanti al tribunale di Marsala il settantenne Ignazio Verro. Il valore del materiale archeologico trovato presso la sua abitazione è di circa un milione di euro

Una parte delle monete sequestrate

È iniziato davanti al giudice monocratico di Marsala il processo a carico del 70enne castelvetranese Ignazio Verro, accusato di ricettazione e vendita sulla rete di materiale archeologico. Sarà un consulente, su richiesta dell’avvocato Giovanni Miceli, difensore dell’imputato, a determinare l’effettivo valore dei reperti. Si tratta di un migliaio tra monete e piccoli reperti sequestrati al castelvetranese e recuperati dai carabinieri nel corso di due operazioni effettuate tra il 2018 e il 2019 presso l’abitazione del collezionista.

Gli oggetti, soprattutto monete, frutto di scavi clandestini in varie località italiane, alcune si presume anche da Selinunte, erano stati individuati nel corso di continue attività di controllo sul portale ebay.it dove erano state notale le vendite da parte del pensionato di monete sicule, romane di interesse archeologico/numismatico. Le indagini, partite immediatamente su input della procura di Marsala e grazie all’attività investigativa della Sezione archeologica del reparto operativo del comando dei carabinieri Tutela patrimonio culturale, portarono al recupero di circa 8 mila monete in tutta Italia, conservate a Roma, presso il comando generale dell’Arma dei carabinieri.

Il pensionato aveva realizzato presso la propria abitazione , secondo quanto accertato, un piccolo laboratorio di restauro, all’interno del quale il materiale oggetto poi di vendita on line veniva ripulito, fotografato, catalogato e poi spedito agli acquirenti. Nel corso dell’operazione vennero anche denunciate altre 22 persone, coinvolte a vario titolo nel giro, e sequestrati 265 reperti archeologici, tra cui monili, fibule, pesi da telaio, oggetti ceramici nonché 7.905 monete antiche di epoca magno-greca in bronzo, argento e oro di produzione siciliota di notevole interesse, secondo la consulenza che venne fatta allora dall’autorità giudiziaria. Si parlava di una stima commerciale di circa tre milioni cinquecentomila euro. Il materiale trovato presso l’abitazione di Verro , invece, avrebbe un valore approssimativo di circa un milione di euro.

L’avvocato Miceli ha chiesto ed ottenuto la visione dei reperti da valutare con il consulente, ieri nominato, per cui si è reso necessario che venissero trasferiti da Roma in procura a Marsala, per essere valutati a novembre alla presenza anche del legale. Il materiale, secondo la difesa, non ha i requisiti e le caratteristiche anche di conservazione di pregio e rarità, per rientrare tra i beni tutelati dall’articolo 10 della legge sui beni culturali.

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