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San Vito Lo Capo, mazzette dai titolari di un lido: tre anni ad ex comandante della Capitaneria

L’ex responsabile della Capitaneria di porto di San Vito Lo Capo è stato condannato a tre anni di reclusione per corruzione, con l’accusa di aver favorito i titolari di un lido balneare, accettando mazzette e strappando scomode lettere anonime.

La sentenza è stata emessa con il rito abbreviato dal gup di Trapani, Roberta Nodari, nei confronti del comandante Federico Sorrentino, all’epoca a capo della sezione di Polizia marittima e difesa costiera della Capitaneria di Porto di Trapani, che lo ha processato con il rito abbreviato, ordinando anche la confisca di 2 mila euro, quale «profitto del reato» ricevuto dai titolari di un’attività balneare.

Le indagini della procura di Trapani (procuratore aggiunto Maurizio Agnello, sostituto procuratore Matteo Delpini) avrebbero accertato la consegna di «plurimi pagamenti di somme di denaro contante per compiere svariati atti e comportamenti contrari ai propri doveri d’ufficio con asservimento delle sue funzioni agli interessi imprenditoriali» dell’imprenditore Andrea Di Liberti, rinviato a giudizio dal gup Nodari, che sarà processato separatamente con il rito ordinario.

Tra i rinviati a giudizio anche Luigi Mazzamuto, Massimo Ferrazzano e Fabio Pullarà, accusati di avere ideato e appiccato l’incendio a un lido di San Vito lo Capo nel maggio 2018. All’indomani del rogo il sindaco del paese, Matteo Rizzo, consegnò ai carabinieri una conversazione in cui si descriveva l’operato di Sorrentino. In quel momento partirono delle intercettazioni e durante una perquisizione nel suo ufficio, trovarono alcuni esposti mai trasmessi all’autorità giudiziaria. Il militare è stato condannato anche per «soppressione e distruzione di atti veri» in relazione a un esposto, inviato da Palermo il 13 maggio 2015, in cui si descrivevano «plurimi fatti illeciti attribuiti ad Andrea Di Liberti e i suoi congiunti, nonchè avente a oggetto l’asserita protezione assicurata ai predetti dallo stesso Sorrentino» e da un altro collega. Per gli stessi fatti è stato invece assolto Vincenzo Tardia, in quegli anni responsabile della sezione affari generali della Capitaneria di Porto di Trapani.

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