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NEL TRAPANESE

Denise, a Mazara familiari e testimoni denunciano i giornalisti: "Ci stanno perseguitando"

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Denise Pipitone

«Basta giornalisti a Mazara del Vallo, ci stanno perseguitando». È questo l’appello di alcuni tra familiari e testimoni coinvolti nelle indagini sulla scomparsa della piccola Denise Pipitone, sparita il 1 settembre 2004 fa dalla cittadina siciliana.

«A seguito dei comportamenti tenuti dai giornalisti nei nostri confronti abbiamo modificato le nostre abitudini di vita - si legge in un esposto/denuncia per violenza privata, presentato ai carabinieri e alla Procura di Marsala - in quanto non possiamo più uscire liberamente dalle nostre case o recarci a lavoro senza timore di essere seguiti, alcuni di noi hanno anche smesso di andare a lavorare temendo la presenza dei giornalisti sul posto di lavoro».

La segnalazione è firmata da dieci persone, tra cui alcuni familiari di Anna Corona, madre di Jessica Pulizzi, l’unica finora ad essere processata per il rapimento ed assolta con sentenza definitiva. A 17 anni di distanza, l’inchiesta è stata riaperta. «Da circa due mesi la città di Mazara del Vallo è stata invasa dai giornalisti di tutte le testate giornalistiche e reti televisive a seguito della presunta riapertura delle indagini», si legge nell’esposto.

«Per tali ragioni i giornalisti si presentano presso le nostre abitazioni private soltanto perché abbiamo rapporti di parentela o conoscenza con i soggetti coinvolti nelle indagini», continua la denuncia presentata dagli avvocati Antonina Martinciglio e Tiziana Gabriele. «Se in possesso dei nostri numeri di telefono, ci telefonano incessantemente per avere una dichiarazione - si legge - invitandoci a collaborare per la ricerca della bambina, dicendoci che il nostro rifiuto è un atteggiamento omertoso o di persone che hanno qualcosa da nascondere».

E ancora, «suonano incessantemente e ripetutamente i campanelli delle nostre abitazioni private, ci chiamano a voce, nonostante i sottoscritti manifestino il loro rifiuto a rilasciare dichiarazioni - si legge nella denuncia - i giornalisti stazionano davanti gli ingressi delle abitazioni degli esponenti per lungo tempo in attesa che qualcuno esca di casa o ne faccia rientro per intervistarci e riprenderci con video/audio anche contro la nostra volontà, facendoci domande insistenti sulla vicenda».

Inoltre «si recano per la città a chiedere notizie su dove poterci trovare od incontrare e ciò ci mette in grave disagio anche nei confronti dei nostri conoscenti». Tra i dieci autori della denuncia, infine, compare anche il nominativo dell’uomo, che alcuni giorni fa ha aggredito un giornalista della Rai, che «ha ricevuto diverse minacce nei commenti - conclude la denuncia - da parte di soggetti che hanno commentato la notizia, sulla stampa locale e sul profilo Facebook di Piera Maggio».

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