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L'ORDINANZA

Inchiesta sui tamponi, dissequestrato macchinario ad Alcamo

È stato dissequestrato il macchinario per i tamponi covid sequestrato un mese fa all’interno del laboratorio Emolab di Alcamo. L’ordinanza è stata emessa dal Tribunale del Riesame di Trapani presieduto dal giudice Daniela Troja (a latere Giancarlo Caruso e Oreste Marroccoli), che ha annullato il sequestro eseguito lo scorso 9 ottobre dai carabinieri del Nas di Palermo.

Nello specifico erano stati avevano posti i sigilli ad una stanza adibita a laboratorio covid e ad "macchinario utilizzato per la processazione dei tamponi molecolari" lasciato in custodia all’interno della struttura. L’indagine si basa "su una complessa questione di natura interpretativa afferente alla funzione del programma Veq Sars-Cov-2 sviluppato dall’Assessorato alla Salute della Regione Siciliana", sostiene l’avvocato Vincenzo Abate, legale dei titolari del laboratorio e, aggiunge, "non è mai stato avanzato il sospetto di una presunta attività di falsificazione degli esiti dei tamponi molecolari effettuati dal laboratorio".

Il provvedimento era stato disposto nell’ambito di un’indagine della Procura di Trapani (procuratore aggiunto Maurizio Agnello, sostituto procuratore Brunella Sardoni) in cui sono indagati i titolari del laboratorio, Fabio Di Giorgi, rappresentante legale della cooperativa Koala (che gestisce la struttura) e il direttore tecnico Salvatore Ciaccio, entrambi accusati per truffa ai danni del Sistema Sanitario Nazionale. Dopo il sequestro, molte delle vittime dei falsi tamponi hanno presentato delle denunce in Procura. Secondo le indagini, il laboratorio Emolab avrebbe offerto "ai privati un prezzo per tampone variabile tra 80 e 100 euro, anzichè applicare la tariffa di euro 50 a test stabilita dalla circolare regionale", ma anche quest’accusa viene respinta dai titolari del laboratorio. Nonostante il sequestro dello scorso mese, il laboratorio ha proseguito le proprie attività e mercoledì scorso, 18 novembre, i carabinieri del Nas di Palermo hanno eseguito nuovamente una perquisizione all’interno del centro diagnostico, sequestrando dei computer e alcuni documenti.

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