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LE PROTESTE

Devastato un reparto del carcere di Trapani, tratti in salvo una trentina di reclusi

Martedì di follia al carcere “Pietro Cerulli” di Trapani dopo la rivolta dei detenuti, così come avvenuto in molte altre strutture italiane. La polizia penitenziaria, così come riporta Laura Spanò in un articolo del Giornale di Sicilia in edicola, è riuscita solo alle 21,30 a far rientrare nelle celle tutti i detenuti che avevano partecipato alla protesta, dopo ore ed ore di estenuante dialogo tra il commissario capo della polizia penitenziaria, Giuseppe Romano Romano e i carcerati.

Alla fine, nessun detenuto è evaso, nessun ferito, solo tantissi danni ed un reparto quello denominato “mediterraneo” distrutto completamente e i tubi dell'acqua e l'impianto dell'elettricità completamente fuori uso. A trattare con i più facinorosi, assieme a Romano solo tre assistenti (così come gli è stato imposto) e questo per evitare ulteriori proteste e danni. Una protesta che è nata dopo l'annullamento dei colloqui con i familiari, scattato per l'emergenza coronavirus anche se i carcerati hanno dichiarato di non essere tranquilli e di voler fatti i tamponi, misura, quest'ultima, non prevista se non in particolari condizioni fisiche.

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