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Caccia a Messina Denaro, Scarpinato a Santa Margherita Belice: "Lo proteggono"

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I «pizzini» trovati nel covo di Bernardo Provenzano, alcune tra le principali indagini antimafia che confermano i contatti tra Matteo Messina Denaro e la mafia dell'agrigentino e il sistema di coperture che farebbe da scudo al boss di Castelvetrano.

Dal palco de «L'Alba della Legalità», a Santa Margherita Belice, dove è stato premiato da Antonella Borsellino di Libera con «Il Gattopardo d'oro», il procuratore generale presso la Corte di Appello di Palermo, Roberto Scarpinato, ha focalizzato l'attenzione anche su questo legame tra il boss latitante e il Belice.

«C'è una lunga storia di rapporti tra Matteo Messina Denaro e capi della mafia agrigentina - dice Scarpinato - e alcuni di loro erano i più fidati di Matteo Messina Denaro. Anche nei bigliettini trovati in occasione della cattura di Provenzano si parlava della rete di fiduciari che Matteo Messina Denaro aveva nella provincia di Agrigento dove esiste una mafia storicamente radicata e ancora legata, purtroppo, a metodi predatori violenti. Non si è evoluta nella direzione di una mafia mercatista e che rappresenta una minaccia costante per il territorio. Il nostro - aggiunge Scarpinato - è come un lavoro di giardinieri che disboscano la giungla. Siamo assolutamente consapevoli che è un lavoro necessario».

 

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