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Accusato di aver maltrattato un cane, prete assolto a Partanna

Tribunale di Marsala

TRAPANI. È una vicenda piuttosto curiosa quella che ha visto don Mario Giammarinaro, parroco delle chiese di Santa Lucia e San Biagio, a Partanna, processato davanti al giudice monocratico Bruno Vivona, ma alla fine assolto («perché i fatti non sussistono»), per maltrattamenti e abbandono di animale, un cane randagio, con l’aggravante di averne causato la morte.

La vicenda risale al 28 gennaio 2013, quando don Mario, avendo notato un cane sul sagrato della chiesa San Biagio, ha cercato di allontanarlo in quanto poco dopo doveva tenersi un funerale. Alla scena assistevano alcuni studenti del vicini Istituto Commerciale, che avvertirono i vigili urbani, i quali, a loro volta, avviarono le indagini che hanno condotto il religioso sul banco degli imputati.

Secondo la tesi dell’accusa, il parroco, con un bastone, avrebbe colpito il cane provocandogli gravissime lesione (lussazioni) agli arti posteriori e anteriori, causandone il decesso, ed inoltre avrebbe abbandonato lo stesso animale all’ingresso del luogo di culto. Un’accusa che nel processo è stata smontata.

Fondamentale è stata la testimonianza di Giuseppina Rita Sciara, la veterinaria intervenuta sul luogo dei fatti, che accertava che le gravi lesioni subite dall’animale derivavano dalla lussazione degli arti provocate da almeno due persone che hanno agito contemporaneamente. E che l’animale era vivo all’arrivo degli accertatori e del veterinario e che solo successivamente il Comune, viste le condizioni cliniche e il costo delle cure, ordinava l’eutanasia.

Emergeva, inoltre, che don Mario aveva solo provato a spostare il cane, ma senza maltrattarlo. Né poteva essere accusato di abbandono, visto che l’animale non era suo. A difendere il prete è stato l’avvocato Giuseppe Accardo, che dopo l’assoluzione ha dichiarato: «Siamo soddisfatti dell’esito del procedimento. Esito che allo stato (per una migliore valutazione si attende il deposito delle motivazioni) ha accolto in pieno la linea difensiva dell’imputato.

Dall’esame a cui si è sottoposto Padre Giammarinaro, nonché dalle altre emergenze dibattimentali, è emerso come il mio assistito abbia una formazione ed una vocazione culturale totalmente estranea al concetto di violenza contro ogni essere vivente».

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