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La Procura di Marsala è «in prima linea»: il bilancio di Di Pisa

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MARSALA. Sono stati sette anni abbastanza intensi, per Alberto Di Pisa, alla guida della Procura di Marsala. E le inchieste sfociate nell'avvio, dopo lunga "inerzia degli organi comunali", delle demolizione degli immobili abusivi in riva al mare e nel maxi-sequestro di beni e denaro per 127 milioni di euro all'imprenditore del settore ristorazione-alberghiero Michele Licata sono soltanto la punta di un iceberg di un lavoro che ha prodotto centinaia di processi. In buona parte anche grazie al lavoro della sezione di pg della Guardia di finanza.

Tanti i settori in cui si è cercato di fare luce, in un "circondario giudiziario (Marsala e Valle del Belice, ndr) che - evidenzia Di Pisa - è a notevole densità mafiosa". Un dato che "non bisogna dimenticare" sottolinea il magistrato, ormai prossimo al pensionamento. "Basti ricordare - continua - che è il territorio in cui impera Matteo Messina Denaro e dove addirittura Riina aveva trascorso buona parte della latitanza, a Mazara del Vallo. Per i fatti di mafia questa Procura non è competente, ma certamente questi influiscono, ad esempio, sui reati di pubblica amministrazione.

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