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IL CASO

Levanzo, recuperata la barca finita sugli scogli

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Il direttore dell’area protetta, Stefano Donati: «Le boe, sono dimensionate per sostenere le barche in condizioni normali, non di mareggiate»

LEVANZO. Si sono conclusi i lavori di recupero della barca a vela di 15 metri, scaraventata la scorsa settimana sugli scogli di cala Tramontana a Levanzo. Il recupero è stato effettuato dalla "Ditta Cantiere Miceli". Ormeggiati alla boa dell'Area Marina Protetta, c'erano quattro adulti e un bambino, salvati dalla perizia del comandante, il friulano Giovanni Battiston, che definisce la notte fra l'1 e il 2 ottobre: "Un' esperienza da dimenticare trascorsa nella vana attesa dei soccorsi". Poco dopo la mezzanotte un grosso rumore a prua ha destato i passeggeri, Battiston, ha azionato il motore, ma ogni manovra era impossibile, perché la deriva toccava il fondo. Subito dopo, il tonfo sugli scogli.

«In assenza di vento, un'onda morta ha staccato la boa-spiega Battiston- e la barca alla deriva è finita sugli scogli e si è aperta una falla. Ogni tentativo di comunicazione è risultato vano e il cellulare e il Vhf erano in assenza di campo. Ho attivato l'Epirb, sistema di soccorso internazionale, e ho poi saputo che le capitanerie ne avevano ricevuto il segnale, ma non è arrivato nessuno. Alle 8 del mattino, scesi a terra, due di noi hanno raggiunto il paese per chiedere aiuto. Io ho effettuato il giro del mondo in barca a vela, ma ricorderò questi momenti come un incubo».

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