IL PROCESSO

Denise, anche nel processo d'appello
assoluzione per la sorellastra Jessica

"Non c'è giustizia. E comunque noi continueremo a cercarla". Così Piera Maggio, madre della bimba scomparsa da Mazara del Vallo l'1 settembre del 2004

PALERMO. La formula è la stessa del primo grado: assoluzione perché le prove sono insufficienti. A carico di Jessica Pulizzi, la giovane accusata di avere rapito la sorellastra di 4 anni, Denise Pipitone, scomparsa da Mazara del Vallo nel 2004, non ci sono elementi sufficienti per una condanna.

Il nuovo verdetto, emesso dalla corte d'appello di Palermo dopo una breve camera di consiglio, conferma dunque la decisione del tribunale di Marsala. E chiude, almeno fino al ricorso per Cassazione annunciato dai legali di parte civile che assistono Piera Maggio, la mamma della piccola scomparsa, un giallo rimasto senza colpevole. Il mistero di Denise comincia poco prima di mezzogiorno del primo settembre di 11 anni fa. La nonna si affaccia sulla porta di casa, a Mazara del Vallo, per chiamare la nipotina che sta giocando fuori. E non la trova. Da allora, tra piste sbagliate, sedicenti confidenti e presunte immagini video di Denise, gli investigatori non sono riusciti ad arrivare a conclusioni certe.

E non sono serviti a nulla gli appelli, la mobilitazione, le continue apparizioni in tv della madre che oggi ha definito "ingiusta" la sentenza di assoluzione. La "svolta" investigativa che porta a Jessica, seguita alla pista del rapimento a opera degli zingari, arriva nel maggio 2005: si punta sulla vendetta familiare. Sotto accusa finisce la ragazza, che all'epoca dei fatti aveva 17 anni. La sorellastra della bimba, hanno sostenuto in aula i pm del primo grado e poi il pg, nutriva un astio profondo nei confronti di Piera Maggio che aveva avuto una relazione con suo padre, Piero Pulizzi, dalla quale appunto era nata Denise. Da qui la decisione di "punire" la madre con il rapimento della figlia.

L'accusa contro Jessica, che ora ha 26 anni, si basa su una serie di indizi: il più stringente è una intercettazione ambientale. Negli uffici della polizia, dove attende di essere sentita, la giovane confida alla madre: "Io a casa c'a purtai" (a casa gliela porta ndr). Gli investigatori hanno interpretato la frase come l'ammissione di un coinvolgimento nel sequestro. Jessica avrebbe portato la piccola a casa del padre per avere da lui la conferma che fosse la sorella naturale. Non lo avrebbe però trovato e subito dopo avrebbe consegnato la bambina a persone che neppure l'accusa ha mai saputo individuare.

Jessica finisce sotto processo per concorso in sequestro di persona. Con lei viene imputato l'ex fidanzato Gaspare Ghaleb, accusato solo di false dichiarazioni al pm. Per lui, condannato dal tribunale a due anni, oggi è stata dichiarata la prescrizione. Poi, nel processo d'appello, il colpo di scena: in un'intercettazione ambientale dell'11 ottobre 2004, riferita in aula da un perito dopo un lavoro di filtraggio e pulitura dei nastri magnetici, Jessica dice alla sorella minore Alice, "Quanno eramu 'ncasa, a mamma l'ha uccisa a Denise" (quando eravamo a casa, la mamma ha ucciso Denise). Quanto basta - nonostante il consulente della difesa dica che quella frase non si sente - per una nuova inchiesta della Procura di Marsala. "Continueremo a cercarla", dice scossa Piera Maggio che continua a ritenere viva la figlia, dopo la lettura del verdetto.

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