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Ammanchi nella Curia di Trapani, rischia la calunnia l'ex vescovo

Dalle indagini, svolte dai pm che hanno potuto contare anche sulla collaborazione di Treppiedi, sarebbero emerse lacune e contraddizioni nelle dichiarazioni, pure tardive, di Miccichè

TRAPANI. Rischia l'accusa di calunnia l'ex vescovo di Trapani Francesco Miccichè, già indagato per appropriazione indebita nell'ambito di un'indagine su illeciti nella gestione degli incassi dell'otto per mille.  La Procura sta valutando la contestazione del nuovo reato a carico dell'ex prelato che, nel 2011, ha denunciato don Antonino Treppiedi, ex amministratore straordinario delle parrocchie di Calatafimi Segesta e poi parroco ad Alcamo, di avere venduto una serie di immobili della Curia, a sua insaputa, falsificando la sua firma sulle autorizzazioni a vendere.

Dalle indagini, svolte dai pm che hanno potuto contare anche sulla collaborazione di Treppiedi, sarebbero emerse lacune e contraddizioni nelle dichiarazioni, pure tardive, di Miccichè. Il vescovo, secondo quel che scrivono i pm in un decreto di dissequestro di un immobile, sarebbe stato «clamorosamente smentito da dati e circostanze di natura oggettiva e incontrovertibile avendo riferito cose non vere alla Congregazione per il Clero o all'autorità giudiziaria se non addirittura ad entrambe le autorità».

«Ne consegue - scrive la Procura - la sostanziale inattendibilità delle accuse mosse a Treppiedi il cui operato era stato avallato a posteriori e ben due anni prima delle denunce di Miccichè».

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