stampa
Dimensione testo

Cronaca

Home Cronaca Marsala e Petrosino, maxisequestro al titolare di Delfino e Baglio Basile
GUARDIA DI FINANZA

Marsala e Petrosino, maxisequestro al titolare di Delfino e Baglio Basile

La Procura di Marsala e la Guardia di finanza hanno sottoposto a sequestro preventivo d'urgenza somme di denaro a Michele Angelo Licata, il principale imprenditore locale nel settore della ristorazione e alberghiera

MARSALA.  Per «evasione fiscale» e «truffa allo Stato», la Procura di Marsala e la Guardia di finanza hanno sottoposto a sequestro preventivo d'urgenza somme di denaro, quote societarie, beni mobili e immobili, per un valore di circa 13 milioni di euro, nonchè quote sociali e beni mobili e immobili di quattro complessi aziendali, per un valore stimato di circa 100 milioni di euro, a Michele Angelo Licata, il principale imprenditore locale nel settore della ristorazione e alberghiera.

Licata dopo avere ereditato dal padre Mariano la gestione del ristorante-sala ricevimenti «Delfino», è poi riuscito a creare altre strutture, anche nel settore alberghiero, tra cui il «Delfino Beach» e il «Baglio Basile», quest'ultimo realizzato a Petrosino. In tutto, sono tredici gli indagati per truffa aggravata allo Stato, dichiarazione fraudolenta finalizzata all'evasione fiscale ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. Per illecito amministrativo, indagate anche due società di capitali.

Il sequestro, effettuato dal Nucleo di polizia tributaria di Trapani e dalla sezione di pg della Guardia di finanza della Procura di Marsala, riguarda beni «riconducibili» anche al nucleo familiare di Michele Angelo Licata. E cioè alle figlie Clara Maria e Valentina, anche loro indagate. L'inchiesta è stata coordinata dal procuratore Alberto Di Pisa e dal sostituto Nicola Scalabrini.

Michele Angelo Licata, 51 anni, il cui impero economico nel settore alberghiero della ristorazione (valore stimato: oltre cento milioni di euro) è stato posto sotto sequestro preventivo d'urgenza dalla Guardia di finanza, su disposizione della Procura di Marsala, per evasione fiscale e truffa allo Stato, è riuscito negli ultimi anni ad estendere il giro d'affari del padre, Mariano Licata, morto nel 2012. L'imprenditore ha ereditato la gestione del ristorante «Delfino», realizzato a due passi dal mare in contrada Berbaro, nel versante sud di Marsala.

Proprio a ridosso del litorale, Mariano Licata, originario di Campobello di Mazara (dove aveva un'altra sala ricevimenti, «L'Ancora»), aveva iniziato la sua attività, negli anni '60, realizzando una baracca in legno per la vendita di bibite, gelati e generi alimentari. Pochi anni dopo, con i primi guadagni, fu realizzato il «Delfino», dove hanno festeggiato i loro matrimoni intere generazioni di marsalesi.

Da questo ristorante a la page il figlio Michele, tra la fine degli anni '90 e i primi del 2000, ha avviato la sua veloce scalata economica. Prima realizzando a poca distanza l'albergo-ristorante «Delfino Beach» e poi, in territorio di Petrosino (Tp), il mega complesso «Baglio Basile» (albergo-ristorante-sala convegni-centro benessere con piscina). Nel frattempo, per diversificare la sua offerta, ha acquisito, nell'entroterra di Marsala, quella che è subito divenuta la principale mèta di chi ama l'agriturismo, la «Tenuta Volpara».

Di recente, aveva tentato di realizzare un grande stabilimento balneare sulla spiaggia di Torrazza, nel vicino Comune di Petrosino, ma dopo una sola stagione estiva è scattato il sequestro, con obbligo di rimozione delle strutture, per abusivismo edilizio. A far da corollario ai suoi interessi in campo turistico alberghiero anche altre attività nel settore della panificazione, dell'assistenza residenziale per anziani e disabili. Molte di queste attività sono state realizzate sfruttando le leggi, come la 488, che prevedono contributi pubblici per lo sviluppo imprenditoriale.

La notevole espansione economica di Michele Licata, che nel frattempo ha intestato diverse di queste attività alle due figlie, Clara Maria e Valentina, non poteva non insospettire Guardia di finanza e magistratura. E le prove raccolte sono state tali che, come hanno spiegato oggi gli investigatori, «sia Michele Licata che gli imprenditori che hanno emesso le false fatture hanno confessato».

© Riproduzione riservata

* Campi obbligatori

Immagine non superiore a 5Mb (Formati permessi: JPG, JPEG, PNG)
Video non superiore a 10Mb (Formati permessi: MP4, MOV, M4V)

Correlati

X
ACCEDI

Accedi con il tuo account Facebook

Login con

Login con Facebook
  • Seguici su
X