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L'INCHIESTA

Valderice, bimbi picchiati al Pio X: Procura chiede giudizio

L’impianto accusatorio si basa su un video girato all’interno dell’Istituto e dalle testimonianze di alcune vittime

TRAPANI. La Procura di Trapani ha chiesto il rinvio a giudizio dell'ex direttrice dell'istituto Pio X di Valderice, suor Teresa Mandirà e di altre 5 persone con l'accusa di maltrattamenti su minori. Il provvedimento riguarda un’altra religiosa, suor Yvonne Jacqueline Noah, Maria Mazzara, Carlo Cammarata Maria Milana (educatori dell’Istituto) e Giuseppa Ruggeri (cuoca), che operavano, a vario titolo, all'interno della struttura. Per la Procura - le indagini coordinate dal procuratore capo, Marcello Viola, sono state condotte dai pubblici ministeri Franco Belvisi e Anna Trinchillo - gli indagati avrebbero «maltrattato con continue percosse, sia tramite oggetti che a mani nude, i minori ospiti della comunità».
L'indagine prese il via dalla segnalazione alla Squadra Mobile di Trapani (diretta dal vice questore Giovanni Leuci) dei genitori di un bambino di 8 anni, ch'era stato affidato al «Pio X». Il piccolo, con un trascorso tormentato, vittima di violenze, era stato affidato al «Pio X» per trascorrere un periodo di serenità. Ed invece, stando alle risultanze investigative, proprio all’interno dell’Istituto, avrebbe vissuto una situazione infernale.
Suor Mandirà, lo scorso anno finita ai domiciliari (gli altri indagati furono sottoposti a misure cautelari minori), secondo i magistrati, durante le indagini, avrebbe tentato di inquinare le prove recandosi a «Villa Betania» (dove vennero ricoverati due dei bambini che si trovavano al «Pio X») per parlare con loro.
«Si tratta di bambini indifesi, deboli, disarmati, dei quali risulta violato ogni diritto a vivere un’infanzia felice», commentò, a caldo, all’indomani del blitz della polizia, l’avvocato Nino Sugameli, legale dei familiari del piccolo. Nel corso delle indagini, le piccole vittime avrebbero confermato quanto ipotizzato dagli inquirenti. Ma le fondamenta del robusto impianto accusatorio si basa, principalmente, su un video girato, col proprio cellulare da un bambino, che immortalerebbe una scena in cui si vedeva la suora picchiare i minori.

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