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Pantelleria, ex sindaco dovrà pagare 20 mila euro

PANTELLERIA. Nel 2012 era stato arrestato e aveva patteggiato la pena per aver conferito, da sindaco, un incarico esterno in cambio di una tangente da 10 mila euro e oggetti in oro per 800. Ora la Corte dei conti ha condannato Alberto Di Marzo, 63 anni, ex primo cittadino di Pantelleria, a risarcire 20 mila euro per il danno causato all’immagine dell’amministrazione comunale pantesca. La sentenza (317/2014) è stata emessa dalla Sezione giurisdizionale.«La condotta del convenuto, per la gravità dei fatti addebitatigli in sede penale, ha certamente determinato, anche in considerazione del tipo di attività da lui svolta quale capo dell’amministrazione comunale, una minore credibilità e prestigio per la pubblica amministrazione ed una diminuzione di potenzialità della sua capacità operativa, ingenerando altresì nei cittadini la convinzione di una distorta organizzazione dei pubblici poteri» scrivono nelle motivazioni i giudici contabili, respingendo la tesi della difesa che sosteneva «l’assenza di prova di responsabilità sotto il profilo causale, poiché la somma di denaro scaturiva da un prestito, considerato che era totalmente impossibile nell’ambito della Pubblica amministrazione che un rapporto a tempo determinato si trasformasse a tempo indeterminato senza concorso».La vicenda risale al 22 maggio del 2012 quando Di Marzo, che era stato eletto due anni prima con la lista civica "Pantelleria libera", era finito in manette con l’accusa di corruzione aggravata. Secondo l’accusa, avrebbe intascato una “mazzetta” di 10 mila euro dall’imprenditore edile di Alcamo Ernesto Emmolo per assumere con contratto a tempo determinato il figlio Dario, ingegnere idraulico, come tecnico al Comune. Di marzo si era dimesso il 29 maggio, all’indomani dell’interrogatorio di garanzia condotto dal gip di Marsala Vito Marcello Saladino. Il 19 luglio dello stesso anno l’ex sindaco aveva patteggiato un anno e mezzo di reclusione (pena sospesa).Per Di Marzo, però, quello della tangente non era il primo guaio giudiziario. Dieci anni prima la sua precedente sindacatura era stata “interrotta” il 23 settembre del 2002, quando era stato arrestato con l’accusa aver compiuto estorsioni ai danni di imprenditori. In primo grado venne condannato a 3 anni e sei mesi di reclusione. In appello, però, venne assolto.

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