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La marineria spinge sul Prefetto: occupata l’aula del consiglio

Armatori e pescatori sono tornati in Comune per dire no alla drastica riduzione delle «quote tonno»
Trapani, Archivio

MARSALA. La marineria torna ad occupare l'aula consiliare di Palazzo VII Aprile. Come era stato preannunciato venerdì scorso, armatori e maestranze, sono tornati all'occupazione di Sala delle Lapidi con un duplice obiettivo: manifestare la protesta per la riduzione della quota-tonno assegnata al"palangaro"e coinvolgere il massimo consesso civico nella loro protesta, con un intervento del prefetto Marilisa Magno. L'intervento dell'autorità di governo mira a scongiurare possibili problemi di ordine pubblico dal momento che la protesta rischia di farsi sempre più dura e richiedere un incontro con il ministro della pesca Mario Catania perché ritiri il decreto che ha ridotto la quota-tonno di 35 tonnellate come si era impegnato con l'assessore regionale alla pesca Dario Cartabellotta a portare a 300 tonnellate per il 2013. E proprio nei confronti del ministro Catania il sindaco Giulia Adamo, ha preannunciato denuncia per presunto "voto di scambio", dal momento che la riduzione della quota-tonno della marineria marsalese è finita alla "circuizione" che ha il suo caposaldo in Campania, regione nella quale è stato eletto il ministro, e che ha visto elevata la quota-tonno da 1.430 a 1.450 tonnellate. A differenza dell'azione dimostrativa di venerdì, l'occupazione dell'aula consiliare questa volta sembra essere permanente, fino a quando cioè la vertenza della marineria non troverà uno sbocco. La marineria ha comunque assicurato che permetterà questo pomeriggio lo svolgimento della prevista seduta del consiglio comunale al quale viene chiesto l'impegno di fissare un incontro con il prefetto di Trapani che si faccia portavoce verso il Governo centrale della protesta della marineria e che possa intervenire nei confronti dello stesso ministro in quanto "il decreto - secondo il consigliere comunale Enzo Russo che ha definito "immorale" la decisione del ministro Catania del quale chiede le dimissioni - sarebbe frutto evidente di accordi e promesse elettorali". Dal canto suo la marineria è decisa più che mai ad andare avanti, non tanto per il "voltafaccia" del ministro, quanto per gli effetti negativi che la riduzione di 35 tonnellate avrebbe sulla già precaria economia del settore.  "Stanno facendo morire un settore che fino a un decennio fa era uno dei più attivi della città - dice l'armatore Luigi Li Causi -. Da dieci anni il settore è sempre più bersagliato ed oggi non è più nelle condizioni di potere sopravvivere. Avevamo sperato in una "boccata" d'ossigeno quando la quota-tonno era stata portata da 197 a 300 tonnellate, ma la riduzione di 35 tonnellate torna a fare piombare il settore nel buio più assoluto per la marineria e le oltre 500 famiglie che sono alle sue spalle".

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