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Il vino siciliano salvato nell'Ottocento da un'importazione di... contrabbando

La burocrazia da un lato, i tempi ristretti dell’impresa dall’altro: quante volte si è parlato di questi due elementi in contrasto fra loro. Non è un problema solo dei giorni nostri. Alla fine dell’Ottocento in Sicilia era la stessa cosa. Al punto che il geniale Giuseppe Zirilli Lucifero, viticoltore della Piana di Milazzo, per fare arrivare nell’Isola i sarmenti di vite americana resistente alla fillossera, dovette ricorrere al contrabbando. Se li fece spedire dentro barili di cemento regolarmente registrati, altrimenti non avrebbe mai avuto il permesso.

È una delle storie raccontate dall’enologo Mattia Filippi nel corso di Sicilia en Primeur, la manifestazione che si è tenuta in questi giorni ad Erice. Ottanta giornalisti nazionali e internazionali, sette enotour, cinquecento vini in degustazione, una masterclass, hanno chiuso con successo la diciottesima edizione. L’evento itinerante ideato da Assovini Sicilia è tornato in presenza dopo due anni, nei suggestivi luoghi storici del rinomato Centro di cultura scientifica Ettore Majorana di Erice. La cittadina medievale ha accolto giornalisti, scienziati, studiosi, istituzioni, enologi, coinvolgendo anche gli studenti dell’Istituto professionale alberghiero di Erice e i ristoratori locali. Il tema scelto quest’anno «Back to the roots. La Sicilia che vive il futuro», è stato anche il titolo del convegno inaugurale moderato dal giornalista Massimo Giletti. Un’occasione unica per una riflessione e dibattito sul futuro della vitivinicoltura siciliana.

Entrambi in veste di padroni di casa, il sindaco di Erice, Daniela Toscano, insieme a Lorenzo Zichichi del Centro di Cultura Scientifica Ettore Majorana, hanno ricordato la vocazione storica e scientifica del borgo medievale. Laurent de la Gatinais, presidente di Assovini Sicilia, ha parlato della Sicilia come «un continente in miniatura. La sua diversità - ha detto - sarà la chiave del nostro futuro. Quindi bisogna mettere al centro la vite, il suo studio, la sua evoluzione. Si è sempre detto che il fattore umano è fondamentale nel ciclo di produzione, ed oggi penso sia sempre più attuale ed inteso come scienza, conoscenza, know-how. Solo così possiamo affrontare importanti temi, come il cambiamento climatico. Assovini Sicilia vuole essere portavoce e pioniera nel guidare, con nuovi modelli, il futuro della vitivinicoltura siciliana», ha concluso il presidente.

«Il vino è anche fisica e i rilevatori del neutrino sono utili per scoprire le frodi del vino», ha ricordato il professore Pierluigi Campana, dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, nel suo intervento dal titolo «Non c’è vino senza neutrino». Riflettori puntati sul ruolo della vitivinicoltura siciliana e sulle sue risposte ai cambiamenti climatici.

«Oggi, la Sicilia si trova in una condizione di privilegio e presenta un assetto viticolo talmente legato alla tradizione che, una serie di variabili produttive, risultano essere estremamente attuali nei confronti dei cambiamenti climatici», ha commentato Mattia Filippi, enologo e fondatore di Uva Sapiens.

«La Sicilia vitivinicola è meno esposta ai cambiamenti climatici grazie ai suoi suoli, terroir, alla biodiversità e ai suoi microclimi», ha aggiunto il ricercatore Marco Moriondo dell’Istituto di Bioeconomia del CNR di Firenze. «La Sicilia è oggi la più grande area vinicola biologica in Italia», ha commentato Antonio Rallo, presidente del Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia. È un territorio, ha aggiunto, «che, per sua stessa natura, identifica nella sostenibilità la chiave di volta del sistema vitivinicolo siciliano. È in questa direzione che si muove l’industria dell’isola, verso vini di qualità, autentici e riconoscibili nella loro identità e sostenibili lungo tutto il processo di produzione».

Durante il convegno è stato annunciato il simposio «Interazioni sostenibili» della Fondazione SOStain Sicilia al Regio Teatro Santa Cecilia di Palermo. «Promuovere lo sviluppo etico e sostenibile nel settore vitivinicolo siciliano è anche uno degli obiettivi della Fondazione SOStain Sicilia. Il focus regionale rappresenta una via di approccio particolarmente promettente», ha spiegato il presidente Alberto Tasca.

Sicilia en Primeur non è solo un appuntamento importante per il settore vitivinicolo siciliano ma anche un’occasione per promuovere il patrimonio vitivinicolo e storico-archeologico siciliano attraverso gli enotour che hanno ospitato la stampa nazionale ed estera, ribadendo che in Sicilia il binomio vino e cultura è sempre più vincente. Oltre a presentare in anteprima i vini dell’ultima vendemmia in commercio, l’evento ideato e organizzato da Assovini Sicilia ha fatto conoscere alla stampa italiana ed internazionale la straordinaria varietà vinicola con una serie di degustazioni di oltre 500 vini delle cantine di Assovini Sicilia, tredici DOC, due IGT, e uno speciale focus sul catarratto con la masterclass condotta dal professore Nicola Francesca, dal giornalista enogastronomico Francesco Pensovecchio, insieme all’enologo Vincenzo Naselli: «Il Catarratto: Tempo e Altitudine per generare la bellezza di un arom.

Assovini Sicilia è un’associazione che riunisce 90 aziende vitivinicole siciliane di piccole, medie o grandi dimensioni, che condividono principalmente tre elementi: il controllo totale della filiera vitivinicola, dal vigneto alla bottiglia; la produzione di vino di qualità imbottigliato; la visione internazionale del mercato.

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