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LA NOTA

Incendi nel Trapanese, gli ambientalisti: "Guerra a chi brucia i boschi"

«La Sicilia brucia tutti gli anni da troppi anni. Siamo stanchi, avviliti, indignati, delusi dalla politica e dalle istituzioni. Anni di lotte, di marce e di campagne di sensibilizzazione sembrano non essere serviti a nulla. Certamente non sono serviti a fermare la mano incendiaria di questi maledetti criminali che, anche quest’estate, hanno mandato in fumo migliaia e migliaia di ettari di patrimonio boschivo». E’ quanto si afferma in una nota congiunta dei Circoli Legambiente Marsala-Petrosino, Crimiso-Castelvetrano, Partinico, Pizzo Cofano, Trapani-Erice e Valle del Belice.

«Verrebbe voglia davvero di arrendersi - prosegue - Tanto, gli autori materiali di questi incendi, come quelli degli anni precedenti, resteranno impuniti. Tanto, la Regione Siciliana continuerà a ridurre le somme destinate alla prevenzione e alla tutela del capitale naturale. Tanto, passata l’ondata di indignazione collettiva, che durerà, come gli altri anni, più o meno una settimana, nessuno ne parlerà più. E dunque, come da copione, la magistratura inquirente archivierà i fascicoli aperti a carico di ignoti perché tali resteranno, il presidente Musumeci continuerà a disperarsi per l’unica emergenza che non c'è, i migranti, e noi pagheremo il prezzo del disastro: saremo sempre più poveri di ossigeno, di bellezza, di biodiversità, di acqua e di paesaggio. Noi pensiamo però che c'è sempre un limite oltre il quale la collettività non è più disposta a tollerare la ferocia criminale degli incendiari. E’ già accaduto alla mafia che, quando sembrava aver raggiunto l’apice della propria potenza, è precipitata per l’indignazione dei siciliani».

A questi si chiede, quindi, di «contribuire alla rinascita della riserva dello Zingaro, della Montagna Grande, del Bosco Scorace, del Monte Sparacio e di tutti i luoghi presi di mira dai criminali».

«Noi li ripianteremo - si conclude - e faremo in modo che ogni cittadino che contribuirà all’acquisto, si senta proprietario di quell'albero piantato al posto dell’albero bruciato».

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