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TRAPANI

Petrosino, peschereccio affonda: si cercano ancora i 2 dispersi

Il naufragio del motopesca «Tre fratelli» è avvenuto a largo della costa tra Mazara del Vallo e Marsala nella notte tra lunedì e martedì. Due persone sono state salvate, mentre è stato recuperato ieri il cadavere del padre dei due dispersi

MARSALA. Ancora senza esito le ricerche dei due dispersi nel naufragio del motopesca «Tre fratelli» avvenuto a largo della costa tra Mazara del Vallo e Marsala, nel Trapanese, nella notte tra lunedì e martedì. Le motovedette della Capitaneria di porto e altri mezzi aerei cercano di individuare i due fratelli Di Marco, Pietro e Daniele, di 23 e 20 anni.

Il cadavere del padre dei due, Vito, 60 anni, è stato recuperato ieri. Uno dei due sopravvissuti al naufragio, Baldassarre Giacalone, 25 anni, è ricoverato in rianimazione all'ospedale di Marsala; l'altro, Giancarlo Esposto, 37 anni, dopo i controlli sanitari è stato dimesso ieri stesso. Sul naufragio della barca di 6 metri e mezzo la procura di Marsala ha aperto un fascicolo.

Dopo il naufragio, per un paio d'ore, i cinque galleggiavano uno vicino all'altro e parlavano per darsi forza; poi le voci hanno cominciato a spegnersi e ne sono rimaste solo due, nel buio della notte.

La tragedia è avvenuta dopo la mezzanotte - secondo il racconto dei sopravvissuti - durante una battuta di pesca. Un tratto di rete sarebbe rimasto impigliato sul fondale mentre era in azione il verricello per tirarla su. A causa della trazione,  l'imbarcazione si è piegata e poi capovolta. È questa finora la ricostruzione più credibile della dinamica, e resta da capire se l'equipaggio avrebbe potuto bloccare l'azione del verricello o se è sopravvenuto un guasto. La storia della famiglia Di Marco, residente a Mazara del Vallo, ha un sapore verghiano.

La barca era stata acquistata da poco con i risparmi dei tre fratelli. Il terzo è Francesco, il più grande, rimasto a terra perché fa il muratore. Il nome dato all'imbarcazione «Tre fratelli», appunto, era un modo per sancire la solidarietà familiare. Francesco, infatti, aveva dato la sua quota per consentire a Pietro e Daniele, disoccupati, di guadagnarsi da vivere con quel piccolo legno comprato di seconda mano e ormeggiato nel porto di Marsala, lontano da casa, ma forse meno costoso. Il padre, cardiopatico, operaio in pensione che da giovane aveva tentato, senza esito, di fare fortuna in America, si sbracciava per dare una mano ai figli. Il mare l'ha ucciso.

 Le ricerche dei due ragazzi vanno avanti senza sosta. La Capitaneria di Porto di Palermo, con l'ausilio di un Atr 42, sta setacciando l'area. Alle operazioni, che interessano una zona di 180 miglia nautiche quadrate, partecipano anche due elicotteri della Marina militare - decollati dalla base aerea di Trapani Birgi e di Poggio Renatico (Ferrara) - e mezzi dei carabinieri.

È stato uno dei due due elicotteri a individuare alcuni rottami della barca e un salvagente a circa 15 miglia dalla costa; dopo ha localizzato in mare il corpo di Di Marco, recuperato da una motovedetta della Guardia costiera. Intanto, la procura di Marsala, guidata da Alberto Di Pisa,  ha aperto un fascicolo, con l'ipotesi, per ora, di naufragio colposo. 

 

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