Fiancheggiatori di Matteo Messina Denaro, 10 condanne in Cassazione per boss e gregari - Nomi e foto

La Cassazione ha confermato dieci delle undici condanne emesse, il 30 giugno 2017, dalla quarta sezione della Corte d'appello di Palermo nell'ambito del procedimento scaturito dall'operazione antimafia "Eden 2" (16 arresti, tra Castelvetrano e Palermo, all'alba del 19 novembre 2014).

Una posizione, quella di Salvatore Marsiglia, condannato a 6 anni di carcere, è stata stralciata e sarà trattata successivamente a causa di un impedimento del suo difensore. Alla sbarra gli imputati che in primo grado avevano scelto la strada del rito abbreviato e che il 16 dicembre 2015 sono stati condannati dal giudice delle udienze preliminari di Palermo Fernando Sestito.

La pena più severa (10 anni e 10 mesi di carcere) il gup l'ha inflisse al palermitano Girolamo "Luca" Bellomo, marito di una nipote del boss latitante Matteo Messina Denaro. Stessa pena anche per Rosario Cacioppo. Furono, inoltre, condannati Leonardo Cacioppo (8 anni e 9 mesi), Ruggero Battaglia (8 anni), Giuseppe Nicolaci e Salvatore Vitale (6 anni e 8 mesi), Salvatore Marsiglia (6 anni), Salvatore Lo Piparo e Benito Morsicato (2 anni), Marco Giordano (1 anno e 6 mesi), Giovanni Ligambi (1 anno e 2 mesi). Assolto, sia in primo che in secondo grado, quando la Corte d'appello di Palermo concesse ad alcuni imputati lievi sconti di pena, Giuseppe Fontana, detto "Rocky".

Assolto dal gup Sestito anche l'ex consigliere comunale di Castelvetrano Calogero "Lillo" Giambalvo, la cui posizione fu successivamente stralciata per essere processato a parte. La Corte d'appello di Palermo, sempre quarta sezione, lo ha assolto lo scorso gennaio.

Naturale prosecuzione dell'operazione "Eden 1", che aveva visto l'arresto anche di Patrizia Messina Denaro e di Francesco Guttadauro, sorella e nipote del boss castelvetranese, entrambi poi condannati, con l'operazione "Eden 2" Dda e carabinieri diedero un ulteriore giro di vite al mondo dei "fiancheggiatori" del superlatitante Matteo Messina Denaro.

Dall'inchiesta di Dda e CC emerse che il boss castelvetranese continuava ad affidarsi a parenti o a vecchi fedelissimi e a delegare loro la gestione degli affari: traffici di droga, rapine ed estorsioni. Le accuse a vario titolo mosse: associazione mafiosa, estorsione, detenzione di armi e droga, favoreggiamento e lesioni.

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