TERRORISMO

Arruolava adepti in carcere, espulso estremista islamico egiziano detenuto a Trapani

egiziano espulso trapani, Trapani, Cronaca
Mohamed Rao

Un cittadino egiziano è stato espulso dal territorio nazionale per contiguità ad ambienti dell’estremismo islamico. "Arrestato nel 2014 per il reato di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, nel 2016, il 32enne cittadino egiziano si è distinto in quanto leader di un sodalizio di detenuti dediti alla divulgazione dell’Islam radicale e alla ricerca di proseliti tra la popolazione carceraria. Profilo estremista confermato anche dalle successive attività info-investigative - spiega il ministero dell’Interno in una nota -. Per questi motivi, scarcerato in mattinata, è stato immediatamente espulso e rimpatriato con volo diretto da Roma a Il Cairo, in esecuzione del decreto emesso dal Prefetto di Trapani".

Con questo provvedimento, il 49esimo nel 2018, sono 286 i soggetti che gravitano in ambienti dell’estremismo religioso espulsi dal 1° gennaio 2015 ad oggi con accompagnamento nel Paese d’origine. Mohamed Rao, questo il nome dell’egiziano espulso, mentre stava scontando la sua condanna definitiva nel carcere di Sciacca, prima di essere trasferito a Trapani, si era già rivelato all’attenzione degli investigatori come leader di un gruppo fortemente radicalizzato, i cui membri, oltre a praticare un’intensa attività di preghiera, erano soliti arruolare adepti tra gli altri detenuti, sottomettendoli alla loro autorità ed imponendo loro la stretta osservanza dei dettami del Corano.

Una compagnia che si costituisce anche all’interno del carcere trapanese, nel momento in cui Rao si trova a condividere la cella con l’Imam tunisino Ben Kraiem Lamjed, anche lui espulso pochi mesi fa, e con un altro egiziano che condivide l’ideologia dei suoi compagni di cella, con i quali prega regolarmente cinque volte al giorno, praticando il digiuno non obbligatorio nelle giornate di lunedì e venerdì.

Grazie al monitoraggio compiuto già a partire dal 2016, gli operatori dell’Antiterrorismo della Digos hanno potuto accertare lo spiccato interesse che il Rao manifesta ogni qualvolta la televisione o la radio trasmettono la notizia di un attentato terroristico.

Quando, il 19 dicembre del 2016, Anis Amri decide di investire le persone che affollano le bancarelle di un mercatino di Natale a Berlino, i compagni di cella, nel commentare un programma televisivo d’informazione, chiacchierano tra loro del ragazzo della "festa della Germania", che è morto perchè gli hanno sparato ma che "ha fatto bene a fare quello che ha fatto, perchè lui è una vittima".

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