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Mafia, sequestro per il mercante d'arte: "Rapporti con Messina Denaro"

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TRAPANI. La Dia di Trapani ha sequestrato l’intero patrimonio mobiliare, immobiliare e societario riconducibile a Giovanni Franco Becchina, 78enne, noto commerciante internazionale d’opere d’arte e reperti di valore storico–archeologico di Castelvetrano.
Becchina emigrato da Castelvetrano in Svizzera a Basilea, dopo aver subìto una procedura fallimentare, nel 1976. Becchina trovò lavoro prima  come impiegato in una struttura alberghiera. In seguito, intraprese l’attività di commercio di opere d’arte e reperti archeologici, avviando la ditta Palladion Antike Kunst.
Successivamente riuscì a diventare  titolare di una galleria d’arte a Basilea. ma contemporaneamente ha messo su  imprese in Sicilia nei settori del commercio di cemento, nella produzione e commercio di prodotti alimentari e olio d’oliva dell'Isola, esportato con successo soprattutto all’estero.
Secondo la ricostruzione effettuata dagli investigatori della Dia di Trapani, per oltre un trentennio Giovanni Franco Becchina avrebbe accumulato ricchezze con i proventi del traffico internazionale di reperti archeologici, molti dei quali trafugati clandestinamente nel più importante sito archeologico di Selinunte da tombaroli al servizio di cosa nostra. Ma dietro al traffico illegale di reperti archeologici ci sarebbe l’anziano patriarca mafioso Francesco Messina Denaro, poi sostituito da suo figlio l’odierno latitante Matteo.

Ecco i beni sequestrati al mercante d'arte Becchina - Foto

Alle indagini ha collaborato la polizia giudiziaria elvetica, attivata dalla procura della repubblica di Palermo con rogatoria internazionale.
I collaboratori di giustizia parlano di Becchina e dei sui legami con la mafia locale.  Secondo il loro racconto dietro il furto del famoso Efebo di Selinute, statuetta di grandissimo valore storico archeologico rubata negli anni Sessanta e poi recuperata ci sarebbe Messina Denaro senior.  I collaboratori di giustizia che parlano di Becchina sono: Rosario Spatola, Vincenzo Calcara, Angelo Siino, Giovanni Brusca. Dai loro racconti emerge che Becchina per almeno trenta anni ha portato avanti un fiorentissimo traffico internazionale di reperti archeologici.
Il collaboratore di giustizia marsalese Concetto Mariano ha dichiarato, a sua volta, di aver ricevuto l’incarico dai vertici del suo mandamento mafioso di rubare il Satiro danzante, reperto archeologico conservato a Mazara del Vallo.  Ad ordinare il furto sarebbe stato Matteo Messina Denaro, che avrebbe poi provveduto a commercializzarlo attraverso sperimentati canali svizzeri.
Poco prima di morire, il collaboratore di giustizia castelvetranese Lorenzo Cimarosa ha parlato dei rapporti esistenti tra Becchina e Matteo Messina Denaro. Queste informazioni Cimarosa le avrebbe avuteda Francesco Guttadauro, nipote prediletto  della primula rossa di Castelvetrano.
Già nel 1992, sulla base delle dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia Spatola e Calcara Vincenzo, Becchina era vicino alle famiglie mafiose  di Campobello di Mazara e  di Castelvetrano, per conto della quale avrebbe trafficato reperti archeologici.  A metà degli anni Novanta Becchina  divenne un uomo d’affari affermato ed è tornato a vivere stabilmente a Castelvetrano, dove aveva anche avviato delle attività economiche ed effettuato rilevanti investimenti.
Tra le iniziative siciliane di Becchina c’è stata la  Atlas cementi S.r.l., società con sede in Mazara del Vallo ed che si occupa d’importazione, produzione, commercio all’ingrosso ed al minuto di cemento, lavorazione e trasformazione del cemento, commercio di materiale edile, costruzione di opere pubbliche, la compravendita di immobili e l’esercizio di impresa portuale.
A partire dal 1991 nella Atlas cementi s.r.l. subentrò come socio di riferimento ed amministratore il noto imprenditore mafioso Rosario Cascio, che riusciva a trasformare quella società in una delle più importanti e redditizie leve economiche dell’intera Sicilia. Il compendio aziendale e l’intero capitale sociale della Atlas cementi furono confiscati il 21 giugno 2011 dal tribunale di Agrigento.

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