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La Trapani di Costanza, città di frontiera ma mai periferica: il libro abbinato con il Giornale di Sicilia

TRAPANI. Storia e monumenti, aneddoti e luoghi dell'anima. Come la Judeca, uno dei cuori pulsanti fino al quindicesimo secolo, prima dell'esodo forzato della comunità ebraica. O come le saline e le tonnare. Trapani è tutto questo e molto di più nel volume di Salvatore Costanza (già redattore e corsivista de L’Ora, quindi docente universitario di Storia ed Ecostoria), «Storia di Trapani», pubblicato dalle edizioni Arbor, che sarà possibile acquistare a partire da oggi, in abbinamento con il Giornale di Sicilia, al prezzo speciale di 7,90 euro, oltre a quello del quotidiano.

In 280 pagine Costanza - che s’avvale di una robustissima bibliografia - racconta una città di frontiera, ma tutt'altro che periferica, fa una radiografia di Trapani nel corso dei secoli, con osservazioni sulla società, sull’economia e sulla cultura, passando dal Settecento al Risorgimento (i moti del Quarantotto, le cospirazioni e le rivolte, la «conquista» garibaldina e l’Unità d’Italia), ai giorni nostri, attraverso i personaggi cruciali, più in vista o anche più discussi.

Lo sguardo di Costanza è globale e locale, senza essere mai parziale. Non mancano le brevi digressioni gastronomiche (dedicate alla cuccia, al cous cous), spaccati più meditati dedicati agli antichi mestieri (a un certo punto si finisce nella bottega del corollaro), digressioni rivolte ai riti e alla religione, al trend demografico.

Molto interessante è il capitolo in cui l’autore spiega come alla fine dell’Ottocento, in particolare negli anni Ottanta e prima della crisi di fine secolo, il polo industriale e commerciale trapanese era stato definito la «Liegi del Sud».

Lucidissima, anche se giocoforza sintetica, l’analisi che conduce l’excursus di Salvatore Costanza alla fine del secolo breve, i primi decenni del Novecento che culminano nel «buco nero» del fascismo. L’esperienza bellica del primo conflitto mondiale - che mise a dura prova tutte le famiglie, colpite dal lutto per i morti giovani - gli intrecci di mafia e banditismo, le carenze della politica nel dare una risposta quantomeno efficace sono «vivisezionate», senza fare sconti a nessuno. Come pure la presa del potere da parte delle camicie nere di Mussolini, con lo scioglimento del Consiglio e della Giunta municipale, nel settembre 1923, tra le formali proteste del sindaco Guida.

Mosse che condurranno l’Italia e Trapani fra le «braccia» della guerra (con perdite ingentissime, umane ed economiche, per la città, basti pensare al bombardamento aereo del 6 aprile 1943 sul porto e sul rione di San Pietro, che causò seimila morti) e, dopo, di una crisi post-bellica devastante, con, scrive Costanza, «l’industria enologica, quella molitoria e della pastificazione, delle conserve ittiche e alimentari, che poco per volta scompariranno dal panorama economico e locale». S.L.I.

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