LE INDAGINI

Omicidio Lombardo a Partanna
Altri 2 arresti dopo 8 anni

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PALERMO. Altri due arresti per l’omicidio di Salvatore Lombardo. Il delitto risale al 21 maggio 2009,  quando l’uomo è stato ferito mortalmente da alcuni colpi di fucile calibro 12, mentre si trovava presso il bar Smart Caffè di Partanna (Tp). I carabinieri e di Trapani e gli agenti delle Questure di Trapani e Palermo, con il supporto del Servizio centrale operativo della polizia di stato e del Ros, coordinati dalla Dda di Palermo, hanno eseguito due ordinanze di custodia cautelare in carcere per il reato di omicidio premeditato e aggravato dal metodo mafioso, nei confronti di Giuseppe Genna nato a Paceco, di 57 anni e Rosario Scalia, di 42 anni nato a Castelvetrano,

Nel 2015 era stato individuato il mandante del delitto Giovanni Domenico Scimonelli, imprenditore di Partanna. L’uomo sarebbe anche un  fedelissimo del boss latitante Matteo Messina Denaro. Successivamente finirono in carcere i due sicari Nicolò Nicolosi e Attilio Fogazza.
Ma cosa aveva fatto Salvatore Lombardo per essere ucciso? I fatti risalgono al 21 maggio del 2009, quando nei pressi del bar denominato "Smart Cafè"a Partanna, il pregiudicato Salvatore Lombardo fu a colpi di fucile.

Le indagini hanno accertato che Lombardo fosse  sottoposto all’obbligo di firma nella caserma dei carabinieri di Partanna alle 19 di determinati giorni. Anche quella sera Lombardo si era recato a firmare  prima di essere ucciso. Grazie all’esame delle riprese delle videocamere di due esercizi commerciali, una gioielleria ed un fioraio, lungo il tragitto compiuto dalla vittima per andare e poi tornare dalla caserma dei carabinieri. Dalle immagini si vedeva Lombardo che si recava in caserma e mentre si allontanava, veniva seguito da vicino da due uomini  a bordo di una Volkswagen Polo di colore scuro.

Secondo gli inquirenti, la vittima  era sospettata di  essere l'autore del furto di un camion di merce ai danni del  supermercato Despar di Partanna, gestito di fatto da Giovanni  Domenico Scimonelli. La sua uccisione avrebbe rappresentato, in  sostanza, la punizione per l'ipotizzato "irrispettoso" atto. Titolare di un supermercato a Partanna, Scimonelli aveva un ufficio nel cuore di Milano.

Gli inquirenti sospettano che Scimonelli con i suoi frequenti viaggi in Svizzera nascondesse i tesori di Matteo Messina Denaro. Il Tribunale di Trapani gli ha sequestrato beni per 3 milioni di euro. Scimonelli sta scontando in carcere una condanna a 17 anni per associazione mafiosa.

Scimonelli, Nicolosi e Fogazza erano  già amici al momento dell’omicidio, come appurato da pregresse attività d’indagine condotte dalle squadre mobili di Palermo e Trapani.

L’attento riascolto delle intercettazioni e l’analisi  del traffico cellulare dei protagonisti, avrebbero avuto la possibilità d’incontrare Lombardo il giorno del suo omicidio. Rosario Scalia  teneva sotto controllo gli spostamenti della vittima accertandosi che tutto stesse proseguendo nei termini previsti. Le indagini inoltre, supportate anche dalle dichiarazioni pienamente riscontrate di Fogazza e Nicolosi,che nel frattempo sono diventati collaboratori di  giustizia, avrebbero permesso di accertare anche la responsabilità di Genna e Scalia.

Genna avrebbe messo a disposizione di Nicolosi e Fogazza l’autovettura utilizzata per commettere l’omicidio e successivamente un’altra autovettura per far sì che i killer stessi potessero immediatamente far perdere le proprie tracce. Scalia avrebbe intrattenuto Lombardo all’interno del bar, comunicando a Scimonelli, tramite sms, i movimenti della vittima. Infatti, nel momento in cui il Lombardo lasciava il bar per recarsi alla stazione dei carabinieri, Scalia mandava l’sms a Scimonelli che a sua volta avvisava Nicolosi e Fogazza che avrebbero poi seguito e ucciso  Lombardo al suo rientro presso il bar.

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