MAFIA

Il blitz contro il clan di Marsala, convalidati i 14 fermi

MARSALA. Sono stati convalidati dal gip del Tribunale di Marsala Francesco Parrinello i 14 fermi operati all'alba di mercoledì scorso dai carabinieri nell'operazione antimafia "Visir". Per tutti gli indagati, il giudice ha, inoltre, contestualmente emesso ordinanza di custodia cautelare in carcere. L'ordinanza dovrà, adesso, essere riconfermata dal gip di Palermo.

Con l'operazione "Visir" sono finiti in carcere il nuovo presunto "reggente" della "famiglia" di Marsala-Petrosino, Vito Vincenzo Rallo, 57 anni, pastore, già tre condanne definitive per mafia sulle spalle per una quindicina d'anni di carcere, fratello del 63enne boss mafioso e killer Antonino Rallo, arrestato dai carabinieri nell'ottobre 2007, dopo cinque anni di latitanza, in quanto condannato all'ergastolo per associazione mafiosa, omicidio, detenzione e porto illegale di armi, nonché Nicolò Sfraga, 51 anni, luogotenente del capofamiglia, Calogero D'Antoni, di 35, Vincenzo e Alessandro D'Aguanno, padre e figlio, di 57 e 35 anni, Giuseppe Giovanni Gentile, di 43, Michele Giacalone, di 47, imprenditore edile, Massimo Salvatore Giglio, di 41, Simone Licari, di 58, Ignazio Lombardo, detto "il capitano", di 46, nipote dell'anziano "uomo d'onore" Antonino Bonafede, Michele Lombardo, di 55, imprenditore, Aleandro Rallo, di 24, nipote del boss Vito Vincenzo, Andrea Antonino Alagna, di 37, e Fabrizio Vinci, di 47.

        

Mafia, colpiti i fiancheggiatori di Messina Denaro: 14 arresti a Marsala - Nomi e foto

     

Le accuse a vario titolo contestate sono associazione mafiosa, estorsioni e porto abusivo d'armi. Negli interrogatori di garanzia svolti nel carcere di Trapani quasi tutti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. L'unico a non fare scena muta è stato Vito Vincenzo Rallo, che davanti al gip Parrinello ha cercato di spiegare i motivi per cui conosceva alcuni degli altri arrestati (co-detenzione, lavoro, etc.). Tra i precedenti penali di alcuni arrestati anche l'omicidio.

Calogero D'Antoni, in particolare, il 19 ottobre 2003 uccise, con un colpo di fucile, lo zio Giancarlo D'Antoni, un pregiudicato di 30 anni fratello minore e "braccio destro" del padre del suo assassino, Andrea D'Antoni, dagli inquirenti ritenuto il capo di una pericolosa banda sgominata dalla polizia qualche anno prima dedita ai furti di mezzi pesanti e al traffico di droga. Calogero D'Antoni uccise lo zio dopo una furiosa lite esplosa per "questioni di donne". L'8 luglio 2004, il gup di Marsala Andrea Scarpa condannò l'autore dell'omicidio a 12 anni di reclusione.

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