IL CASO

Erice, il Comune chiede all’Eas di pagare danni per 300 mila euro

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ERICE. Il Comune di Erice ha chiesto al Tribunale regionale delle acque pubbliche, che ha sede presso la Corte d'Appello di Palermo, la condanna della Regione e dell’Eas (l’Ente acquedotti siciliani) al pagamento di 300 mila euro per i danni causati alla rete idrica, negli anni scorsi, dalla cattiva qualità dell'acqua proveniente dal dissalatore di contrada Nubia e, come risarcimento complessivo, quella al rifacimento dell’intera condotta idrica del territorio. Una richiesta, quest’ultima, che si accordata, comporterebbe per la Regione, una spesa di oltre 20 milioni di euro.

Si è chiusa in questi termini, davanti al Tribunale regionale delle acque, la fase della discussione del contenzioso che è stato instaurato dall'amministrazione comunale di Erice guidata dal sindaco Giacomo Tranchida nei confronti della Regione e dell'Eas che, invece, hanno negato di avere responsabilità per i guasti che hanno provocato, in particolare tra gli anni 2006-2012, disservizi da parte del dissalatore. L’Eas, in particolare, ha sottolineato che l'impianto è di proprietà della Regione e che il gestore all’epoca era Sicilacque una società mista operante appunto nel settore della adduzione dell'acqua.

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