Gibellina, fermento creativo e disordine: le foto svelano il sogno della bellezza

Di Valentina Di Miceli

GIBELLINA. Sosteneva Ludovico Corrao, sindaco e promotore della rinascita artistica di Gibellina, in un' intervista a Baldo Corallo di alcuni anni fa: «Entrando in un museo, senti come il lamento nostalgico delle opere che chiedono di essere liberate dalle gabbie e dalla prigione dorata per tornare ad immergersi nella luce e nel dialogo con gli uomini in quei siti nei quali l' artista li generò alla vita (...) Per questo Gibellina non è una città d' arte ma un' installazione totale della creatività della sua gente, dei suoi artisti, con il teatro, la musica, la poesia, le officine artigiane e gli opifici che modulano le emozioni, gli stati d' animo, accendono le fantasie e nutrono la vita di sogno».

Il sogno di bellezza di Corrao non si è mai spento, ha continuato a vivere nel cuore, negli occhi e nelle mani di quanti hanno collaborato alla rinascita della cittadina del Belice dopo il fatidico terremoto del 1968, e di quanti, negli anni a seguire, ne hanno voluto sposare il senso profondo, continuando ad arricchire di arte e passione quell' installazione totale della creatività che è Gibellina. Purtroppo però negli anni si è interrotto il dialogo con la città e, nella maggior parte dei casi, i nuovi contributi artistici sono rimasti «imprigionati» al di fuori di essa. La prima edizione del festival internazionale di fotografia open air «Gibellina PhotoRoad» (finanziato dalla Presidenza del Consiglio-dipartimento della Gioventù e del servizio civile nazionale), ideato e diretto da Arianna Catania e promosso dalla Fondazione Orestiadi di Gibellina e dalla Galleria X3 di Palermo, riapre proprio questo dialogo, ponendosi l' obiettivo di riportare nelle strade della cittadina parte di quell' atmosfera di fermento creativo, di fucina dell' arte, che si ebbe in quel momento magico e unico di rinascita all' indomani del terremoto. E lo fa attraverso la fotografia che «mette sulla stessa linea di mira la testa, l' occhio e il cuore» (H.C.Bresson), portando disordine in quell' ordine ricostituito di Gibellina, come un terremoto di immagini open air.
Obiettivo che è stato raggiunto in pieno, vista la partecipazione appassionata della gente, di Gibellina e non solo, che è tornata a vivere le strade e le piazze, a fermarsi e interrogarsi davanti ad una fotografia, a condividere ricordi, emozioni, e rendere vivo ancora il sogno di bellezza a cui è votata la città.
Il tema del festival è il Disordine, parola chiave del nostro tempo, ma soprattutto concetto calzante in un contesto come quello di Gibellina, contenitore ideale, per la sua purezza minimale, ad accogliere un disordine organizzato di immagini create site specific, in dialogo con i luoghi, le architetture, e soprattutto la gente.
Tre giornate inaugurali (29-3031 luglio) con una fitta programmazione di talk, workshop, incontri, proiezioni e letture portfolio, oltre agli spettacoli della XXXV edizione delle Orestiadi. E poi 30 mostre con fotografie di grandi dimensioni sparse nei luoghi simbolici della città, di fotografi nazionali ed internazionali chiamati a fare rumore, interrompere una linea retta, fermare attraverso l' immagine una riflessione sui grandi temi della storia contemporanea.
A coronare il festival la mostra storica 1968-2016- Gibellina nello sguardo dei grandi fotografi, Olivo Barbieri, Letizia Battaglia, Enzo Brai, Giovanni Chiaramonte, Vittorugo Contino, Guido Guidi, Arno Hammacher, Andrea Jemolo, Mimmo Jodice, Melo Minnella, Sandro Scalia, Silvio Wolf, le cui foto, esposte presso il Baglio Di Stefano, sono in parte immagini storiche provenienti dall' archivio fotografico del Comune di Gibellina e della Fondazione Orestiadi, e in parte inedite. È grazie a queste fotografie che la storia, la memoria, presente e futura, di Gibellina viene veicolata in tutto il mondo, ed è grazie a questo festival che il suo sogno di bellezza continua ancora oggi a sopravvivere, in mezzo alla gente e nel cuore

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IL PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE ORESTIADI: «CRISI ECONOMICA? ABBIAMO RILANCIATO SU QUALITA' E QUANTITA' DELLE INIZIATIVE»

Di Simonetta Trovato

Le fotografie si intrecciano allo spazio scenico, l’arte va a braccetto con la poesia: Gibellina diventa un palcoscenico totale in cui ogni espressione trova un suo riferimento non solo temporale.

Il Festival delle Orestiadi accoglie al suo interno – a pari livello – Gibellina PhotoRoad, il festival internazionale di fotografia open air, che ha scelto il tema del disordine, declinato in diversi modi: «Nella natura che si ribella all’incuria dell’uomo» (scatti di Olivo Barbieri, Daesung Lee, Ezio Ferreri, Alice Grassi); «una natura capovolta» (Urfaut, Giovanni Pepi); nelle crisi sociali, politiche, economiche (Giulio Piscitelli, Issa Touma, Petros Efsthathiadis, Anouk Kruithof, Sarker Protick); nel dialogo interrotto tra corpo e architettura (Valérie Jouve, Roberto Collovà), nel «falso splendore di una società decadente» (Andrea & Magda, Maria Vittoria Trovato, Emma Wieslander); nel caos virtuale (Turiana Ferrara, Alessandro Calabrese); nell’accumulo mnemonico di volti e ritagli (Rori Palazzo, Giuseppe Sinatra, Dario Coletti); nei movimenti celesti (Massimo Mastrorillo, Danilo Torre).

Gibellina PhotoRoad presenta un corto: «La Madre, il figlio e l'architetto» di Petra Noordkamp e il racconto di Milton Gendel nelle sue «Fotografie del 1950». Gibellina PhotoRoad (co-direzione artistica di Emilia Valenza, direzione scientifica di Enzo Fiammetta) è anche parte di “Obiettivo Creativo: giovani talenti a Gibellina, città della fotografia”, come spiega Calogero Pumilia, presidente della Fondazione Orestiadi.

Giovani talenti a Gibellina, città della fotografia, un progetto di laboratori per studenti di Palermo e del Belice...

«Le due iniziative si sono intrecciate, abbracciate – spiega - finendo per rappresentare le due facce di un’identica ripresa della Fondazione. Che non ha mai cessato di lavorare, ma è stata colpita da una crisi finanziaria profonda rispetto alla quale ha reagito rilanciando sulla qualità e quantità delle iniziative».

Le Orestiadi hanno quindi recuperato spazio nella vita culturale siciliana.

«Non l’avevano mai perso, è uno spazio che appartiene di diritto ad una delle istituzioni più importanti della Sicilia. E il festival teatrale, che sabato chiuderà la sua 35esima edizione, la dice lunga sulla sua capacità di tenuta nel tempo».

Occorre quindi rilanciare. Anche in spazi diversi e non necessariamente nel Belice.

«La convenzione con Palazzo Riso ci ha permesso di aprire una finestra su Palermo. Le nostre radici restano stabilmente a Gibellina, ma allarghiamo il raggio d’azione, seguendo i tre filoni fondamentali: le arti visive sotto la direzione di Achille Bonito Oliva; il teatro diretto da Claudio Collovà, e la poesia mediterranea sotto la cura di Francesca Corrao. Stiamo lavorando ad una mostra su Forma 1 che Bonito Oliva curerà a Riso, mentre all’Orto Botanico porteremo sia l’arte contemporanea in occasione della nuova edizione de “La zagara”, sia una mostra sul fumetto. Parteciperemo al Festival delle letterature migranti e ad un’iniziativa del Fai in programma alla Zisa a metà settembre». E per la prima volta le Orestiadi hanno anche uno sponsor privato: le Cantine Orestiadi sono entrate tra i finanziatori del festival.

 

 

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