IL CASO

Olio tunisino, i produttori di Campobello: "L'Igp non basta"

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CAMPOBELLO DI MAZARA. L’indicazione Geografica protetta (Igp) sull’olio extravergine, come possibile soluzione di contrasto all’arrivo dell’olio tunisino, non piace a molti produttori belicini. La delicata crisi che stanno vivendo gli olivicoltori trapanesi e belicini in particolare, è stata affrontata a Campobello di Mazara nel corso dell’incontro organizzato dall’amministrazione comunale a cui hanno partecipato tra gli altri, l’Assessore regionale all’Agricoltura,Antonello Cracolici, l’Europarlamentare Michela Giuffrida(PD), i sindaci, Giuseppe Castiglione e Nicola Catania; gli assessori comunali Vito Firreri e Paolo Calcara. Presente anche il presidente del Distretto della Pesca , Giovanni Tumbiolo. Molti gli operatori del settore che hanno rappresentato le criticità del comparto, che nel Belice rappresenta il primo settore per fatturato e giornate di lavoro dedicate. Un autentico pilastro dell’economia agricola.

Le questioni sul tavolo , essenzialmente sono state quelle relative all’ importazione di olio tunisino e l’impossibilità dei produttori belicini a poter usare la clorofilla, prodotto naturale usato già dall’industria alimentare e vietato nelle produzioni olivicole. La richiesta ha come obiettivo la possibilità di ridare colore naturale alle olive da mensa. Gli imprenditori olivicoli, Giuseppe Curaba e Francesco Lombardo nei loro interventi, hanno evidenziato varie difficoltà gestionali del settore e la necessita di dare maggiori tutele alla filiera olivicola , chiedendo all’Europarlamentare Giuffrida di poter convincere la Commissione Europea ad autorizzare l’uso della clorofilla naturale, sostanza già usata nei piselli e anche nelle caramelle e assolutamente innocua per la salute.

Accademico e mirato l’intervento del Direttore del Consorzio della Nocellara del Belice, Francesco La Croce. ”Abbiamo fornito all’assessore Cracolici e al deputato Giuffrida tutti gli elementi scientifici per poter ottenere il “Si” dalla commissione europea. Non si capisce perché la Findus può usare la clorofilla e noi no. Sull’olio- aggiunge La Croce- non siamo affatto contenti sulla possibilità che nasca "Olio IGP". In Sicilia ci sono varie DOP a tutela delle cultivar di qualità. Generare un marchio "IGP Sicilia" fa perdere l’identità territoriale e non agevola i produttori nei territori".
Commenti critici anche da produttori di olio come Valentina Blunda e Peppe Maltese. Il sindacalista Maurizio Etiopia aggiunge:” il Governo regionale pensa di combattere l’arrivo dell’olio africano con l’IGP che sul vino ha fatto solo disastri, consentendo ai trasformatori del nord di prendere il vino siciliano e imbottigliarlo altrove. Si intende fare lo stesso sull’olio per aiutare ancora le multinazionali? Sarebbe un’ulteriore beffa per i produttori già in difficoltà”. “La concorrenza sleale contro l’olio e l’ortofrutta siciliana,- ha sottolineato Cracolici- si combatte con la qualità. Siamo la terra più biologica d’Europa ma dobbiamo essere più bravi nel commercializzare le nostre eccellenze. Per questo nel nuovo PSR daremo premialità per favorire ricerca, innovazione, concentrazione dell’offerta, e chiusura della filiera . Il percorso sull’IGP dell ‘olio siciliano è una strategia per difendere la qualità del nostro olio.”. Sulla stessa scia anche la risposta dell’ europarlamentare Giuffrida che tiene a precisare di aver votato contro l’ingresso dell’olio tunisino e di portare avanti l’istanza sull’ uso della clorofilla.

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