Asse Palermo-Castelvetrano, rapina per Messina Denaro: 4 arresti

Le indagini del Ros e dei carabinieri di Trapani hanno ricondotto agli interessi della famiglia mafiosa di Castelvetrano l’assalto del novembre del 2013 a Campobello di Mazara ai danni della Tnt

PALERMO. Asse di mafia fra Palermo e Trapani. I carabinieri del Ros e del comando provinciale di Trapani hanno eseguito in queste ore un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa su richiesta della procura distrettuale antimafia di Palermo, nei confronti di 4 esponenti di cosa nostra, indagati per rapina e ricettazione aggravate dalle finalità mafiose.

In particolare, le indagini del Ros e dei carabinieri di Trapani hanno ricondotto agli interessi della famiglia mafiosa di Castelvetrano l’assalto del novembre del 2013 a Campobello di Mazara ai danni di una società di trasporti. Un colpo che, secondo gli investigatori documenta “un accordo tra le principali articolazioni di cosa nostra per la gestione di progetti delittuosi comuni”.

Nel corso dell'operazione sulla rapina al corriere di Campobello di Mazara sono stati arrestati Giorgio Provenzano, ritenuto dai carabinieri del Ro il capodecina del mandamento di Bagheria, due degli esecutori del colpo che fruttò 100 mila euro: Domenico Amari, di Villabate, e Michele Musso, di Palermo del quartiere Brancaccio, e Alessandro Rizzo ricettatore di Palermo.

Rapina per finanziare Messina Denaro - Nomi e foto degli arrestati

L’intervento costituisce la prosecuzione dell’attività “Eden 2” che, nel 2014, aveva accertato il diretto coinvolgimento delle famiglie mafiose di Castelvetrano e corso dei mille di Palermo nella rapina ai danni di un deposito della ditta di spedizioni di Campobello di Mazara rientrante nel patrimonio aziendale della società A.G. trasporti, sottoposta a sequestro nell’ambito del procedimento di prevenzione ai danni dell’imprenditore palermitano Cesare Lupo, considerato prestanome dei fratelli Graviano. L’operazione si era conclusa con l’emissione di un provvedimento cautelare a carico di 14 indagati, tra cui Girolamo Bellomo, cognato di Francesco Guttadauro e nipote acquisito di Matteo Messina Denaro.

Nuove indagini,  anche sulla scorta delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, hanno valorizzato gli elementi raccolti nell’indagine precedente sul coinvolgimento degli attuali indagati nella pianificazione ed esecuzione della rapina, e confermato la sua riconducibilità al quadro di un generale accordo tra le principali articolazioni mafiose.

In questo contesto è emerso, in particolare, il ruolo di Giorgio Provenzano, esponente di spicco del mandamento di Bagheria, il quale, su richiesta di Ruggero Battaglia, già arrestato nella operazione “Eden 2” e nipote di Ruggero Vernengo, uomo d’onore della famiglia di corso dei Mille.

Il provvedimento colpisce, inoltre, due esponenti del gruppo di rapinatori che avrebbero partecipato alle fasi organizzative ed esecutive della rapina (Michele Musso e Domenico Amari), nonché l'uomo incaricato della vendita della merce trafugata (Alessandro Rizzo).

 

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