Aumentano le famiglie in stato di povertà a Trapani e la Caritas diocesana apre le sue porte

TRAPANI. Sono aumentate di almeno il 30 per cento le famiglie in condizione di povertà, che si rivolgono ai centri di ascolto e ai servizi della Caritas diocesana di Trapani.
All'aumento delle persone in difficoltà, però, diminuiscono gli aiuti: «Dall'1 gennaio - avverte don Sergio Librizzi - si sono interrotte le derrate alimentari europee dell'Agea. I magazzini delle parrocchie sono vuoti. Le singole raccolte da sole non bastano».
Un quadro, tutt'altro che confortante, quello sulla condizione socio-economica della città fatto dal direttore della Caritas diocesana di Trapani, don Sergio Librizzi, intervenuto ieri mattina alla trasmissione radio-televisiva "Ditelo a Rgs". «Almeno il 30 per cento in più - spiega don Librizzi - il numero delle famiglie che si trovano in una condizione di indigenza. I nostri, tra l'altro, sono delle proiezioni sulla base dei cittadini che si rivolgono ai nostri centri di ascolto o che accedono ai nostri servizi». Il numero reale, infatti, potrebbe anche essere maggiore, «considerando le persone che non chiedono il nostro aiuto». La crisi colpisce non solo giovani e anziani, «da sempre categorie più a rischio - aggiunge Librizzi - ma anche quarantenni e cinquantenni che prima lavoravano e adesso si ritrovano senza un lavoro. Una fascia di popolazione critica, perché l'età non più giovane non gli permette di trovare un'altra occupazione». I settori edile e industriale sarebbero quelli che registrano le più consistenti perdite di posti di lavoro: un'emorragia che coinvolge, a catena, anche gli altri comparti economici. «Cantieri edili e le industrie del marmo trapanesi si sono fermati, causando licenziamenti. Il percorso per le famiglie così è obbligato: si ricorre alla cassa integrazione, poi alla disoccupazione e infine, ai pochi risparmi familiari. Finiti anche questi, non resta che rivolgersi agli enti caritatevoli». All'aumento delle povertà, però, c'è una riduzione degli aiuti: «Proprio nel momento in cui si ha più bisogno - sottolinea don Librizzi - diminuiscono i servizi. Per esempio da quest'anno non arrivano più i prodotti alimentari dell'Agea, provenienti dagli aiuti della Comunità europea». A partire dall'1 gennaio 2014, si è infatti concluso il Programma europeo che ha garantito le risorse per l'acquisto di beni alimentari distribuiti dalla fondazione Banco alimentare in collaborazione con l'Agea (Agenzia per le erogazioni in agricoltura). «Il 60 per cento delle derrate alimentari proveniva appunto dall'Europa. Adesso, i magazzini delle parrocchie sono vuoti - avverte don Librizzi -. Si organizzano le raccolte e le collette nei supermercati, ma non sempre bastano e anche la varietà tipologica dei prodotti è ovviamente limitata alle possibilità dei singoli donatori».

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