Podisti multati, associazione difende gli atleti

Avvocati chiedono ordinanza a sindaco di Trapani ed Erice. "Svolgevano l'attività sportiva senza autorizzazione del Comune e avevano attraversato la strada con il rosso"
Trapani, Archivio

TRAPANI. Chiarire se il singolo podista debba munirsi di autorizzazione per allenarsi sulle strade cittadine. E' la principale richiesta che l'Osservatorio per la legalità ed i diritti violati, guidata dagli avvocati Vincenzo Maltese e Filippo Spanò, avanzerà ai sindaci del capoluogo e di Erice dopo che due podisti sono stati multati dai vigili urbani perché svolgevano l'attività sportiva senza l'autorizzazione del Comune, oltre perché avevano attraversato la strada con il rosso.

In caso di risposta positiva, inoltre, l'osservatorio chiede anche che i sindaci emanino un'idonea ordinanza che possa chiarire l'empasse.Per l'Osservatorio per la legalità e per i diritti violati "la questione non è di poca importanza, perché, ciò che è successo, rischia di creare un precedente in danno agli ignari cittadini-sportivi trapanesi che intendono praticare un po' di sano sport all'aria aperta".

Nel frattempo la "Polisportiva Popolare Trapani" esprime solidarietà ai due podisti multati perché "hanno "osato" correre sulla sede stradale di una Via Fardella pressocché deserta, per il loro allenamento in vista della maratona di Roma - affermano i rappresentanti della Polisportiva -. Tutto questo zelo della Polizia Municipale dimostra che in una città già priva di spazi aggregativi, di aree verdi, e carente di strutture sportive gratuite e fruibili da tutti, viene persino sanzionata l'attività fisica all'aria aperta. Con buona pace dello sport, da sempre mezzo fondamentale per lo sviluppo umano". Per l'associazione "Trapani Cambia", invece, "dopo la proposta dell'autobus per immigrati controllati dai poliziotti, arriva la notizia di una multa a due podisti perché sprovvisti dell'autorizzazione per l'allenamento rilasciata dal Comune. Capiamo l'impegno dell'amministrazione per mantenere vivo l'interesse nazionale sulla nostra città, ma suggeriamo valide alternative" come, ad esempio, "immaginare la città come luogo per un incontro dei popoli del Mediterraneo e non come città di frontiera che ospita il Cie".

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