Belice, ricerche petrolifere: la Provincia dice «no»

L’Ufficio regionale per gli Idrocarburi e la Geotermia ha dato il primo via libera
Trapani, Archivio

TRAPANI. Nel silenzio più assoluto, lo scorso 10 ottobre l’Urig (Ufficio regionale per gli Idrocarburi e la Geotermia), ha dato il primo via libera e così, quasi nella ricorrenza del 45° anniversario del sisma del 1968, l’ombra delle trivelle si è allungata sulla Valle del Belice. Ma il consiglio provinciale, con un ordine del giorno presentato da Ignazio Passalacqua (Sel) ed approvato all’unanimità, ha chiesto al Governatore Rosario Crocetta, di revocare definitivamente i permessi di ricerca per idrocarburi nella Valle e di dotare la Regione di una legge speciale che impedisca questo tipo di attività sul territorio. Il documento, che il presidente Peppe Poma ha già trasmesso alla Regione, intende «stoppare» il permesso alla società Enel Longanesi Developments, costola del gruppo Enel Trade, di effettuare ricerca di idrocarburi, petrolio e gas naturale (è previsto un pozzo esplorativo profondo dai 2.000 ai 3.500 metri entro 42 mesi dalla concessione del permesso) in un’area della Valle che ricade non solo nella provincia di Trapani (comuni di Alcamo, Gibellina, Poggioreale e Salaparuta) ma anche in quelle di Agrigento e Palermo. Si tratterebbe, infatti, di un’area di 681,66 Kmq e, con il suo documento, il consiglio dice «No alla ricerca» perché le trivellazioni dovrebbero svolgersi «in piena zona sismica, tra parchi, bacini idrogeologici e aree di fondamentale importanza dal punto di vista agricolo, zootecnico, paesaggistico e culturale». Diversi Comuni si sono già opposti mettendo in risalto l'incompatibilità delle trivellazioni «con la presenza del bacino idrografico del Fiume Belice, in particolare con la presenza di aree a rischio inondazione; con i molteplici rischi geofisici che sarebbero devastanti per un territorio di alto valore paesaggistico, naturalistico e culturale; con l'elevato rischio per la salute; con l'alto rischio sismico di tutta la zona; con il livello altissimo di inquinamento ambientale causato dagli occorrenti impianti industriali». L'ordine del giorno, sottoscritto oltre che da Passalacqua, da Peppe Ortisi, Edoardo Alagna, Salvatore Daidone, Silvano Bonanno, Andrea Burzotta, Santo Corrente, Matteo Angileri, Giovanna Benigno, Matteo Ricciardi ed Antonella Pollina, sottolinea infine che «le royalties pagate all'Italia dalle società concessionarie sono tra le più basse al mondo e la Sicilia non ne trarrebbe alcun beneficio ma pagherebbe un prezzo altissimo in termini di stupro del territorio, perdita dell'appeal turistico, dissesto idrogeologico, elevato rischio di patologie e malattie sulla popolazione». Sulla questione è stata già presentata una mozione il cui primo firmatario è il deputato regionale Salvatore Cascio (Cantiere popolare).

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