"Non fu omicidio ma un incidente della strada"

Il giudice ha riqualificato il reato di omicidio volontario in omicidio colposo, condannando il giovane a due anni e otto mesi

TRAPANI. Non è riuscito a trattenere le lacrime alla lettura della sentenza. Per il gup Lucia Fontana, Riccardo Rallo, di 21 anni, accusato di aver investito ed ucciso volontariamente il sedicenne Marco De Vita, il due aprile del 2011, non è un assassino. Il giudice, accogliendo le richieste dell’avvocato Giuseppe De Luca, ha riqualificato il reato di omicidio volontario in omicidio colposo, condannando il giovane a due anni e otto mesi di reclusione. Insomma, la morte dello studente fu soltanto una tragica fatalità.

«L’unica cosa che vorrei fare in questo momento - ha sussurrato il giovane - è andare a portare un mazzo di fiori sulla tomba di Marco. Ma non so se me lo consentiranno». Il pubblico ministero Rossana Penna, aveva chiesto la condanna a 16 anni di reclusione. Fondamentali a scagionare il giovane dall’accusa di omicidio volontario la ricostruzione di quanto accaduto quella maledetta sera fornita agli investigatori da un amico del giovane che seguiva Marco a bordo della sua moto, la consulenza dell’ingegnere Giovanni Pomata e la trascrizione delle intercettazioni ambientali effettuate negli uffici della squadra mobile.

Nessuna soddisfazione - nonostante la vittoria - da parte del difensore del giovane ventunenne. «Non possiamo parlare di vincitori o vinti - ha commentato l’avvocato De Luca abbandonando l’aula - rimane il dolore per la morte di un ragazzo di sedici anni. Nessuno dovrebbe morire in quel modo. In qualità di difensore, non ho mai negato responsabilità da parte del mio assistito. Ma non ha ucciso volontariamente, è stato un tragico incidente e per questo è stato condannato».

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