Casa Santa, da 6 giorni senz’acqua: scatta la protesta dei residenti

Il sindaco di Erice Giacomo Tranchida si è rivolto al presidente della Regione Rosario Crocetta
Trapani, Archivio

ERICE. Da sei giorni senz’acqua ed un solo approvvigionamento negli ultimi sedici. Gli abitanti di Casa Santa Erice, nei pressi dello stadio Provinciale, si trovano a dover affrontare una situazione ai limiti della sopportazione. «Siamo costretti a comprare l’acqua dai privati — spiega Giovanni Galuppo, uno dei residenti della zona —. Ho composto così tante volte i numeri di telefono dell’Eas per protestare che ormai li conosco a memoria. Viene sempre presa la scusa del dissalatore guasto e, ultimanente, mi avevano assicurato che l’acqua sarebbe arrivata oggi. Ed invece niente».

Alessandro Scarpulla, responsabile del dissalatore di contrada Nubia, spiega che al momento l’impianto produce 180 litri al secondo e si sta provvedendo alla pulizia del vascone, eliminando le alghe ammassatesi a causa del maltempo. «Anche se avevamo già effettuato la pulizia a tempo debito — afferma Scarpulla — adesso stiamo provvedendo ad effettuarne un’altra, anche perché nella settimana di Natale si prevede una nuova ondata di maltempo che potrebbe creare problemi all’impianto». Già questo pomeriggio, comunque, la produzione di acqua si avvierà nuovamente verso la normalità: 320 litri al secondo.

Il problema idrico è sempre più di difficile gestione ed il sindaco di Erice Giacomo Tranchida si è rivolto al presidente della Regione Rosario Crocetta chiedendogli di fissare urgentemente un incontro «per mettere un definitivo punto sulla vergognosa vicenda che da anni si trascina in danno dei cittadini dei Comuni» di Buseto, Custonaci, Favignana, San Vito, Paceco e Valderice, ossia tutti quelli che, oltre ad Erice, ricevono acqua dal dissalatore. Tranchida si riferisce al danno di «centinaia di milioni di euro di fondi europei persi per l’inattività dell’Ato Idrico provinciale», ma anche «all’inaffidabile impianto regionale di dissalazione di Nubia.

A ciò si aggiunge la paradossale difficoltà dell’Eas nel mandare gli imboscati fontanieri da Palermo nei nostri Comuni, di fatto sprovvisti, che conseguentemente rimangono assetati per mancanza di manovre alle condutture di distribuzione». «La rivoluzione, dalle nostre parti, è garantire la vita — conclude Tranchida —. Non occorrono risorse particolari, ma un impegno serio e concreto, senza i se ed i ma dei funzionari».

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