Centro immigrati, i medici: è caos

La situazione è definita «esplosiva a causa dei lunghi periodi di permanenza ed anche per la carenza di servizi e attività ricreative»
Trapani, Archivio

TRAPANI. Contestazioni, atti di autolesionismo, contestazioni, vere e proprie rivolte. Il Cie di Milo, che all'epoca della sua inaugurazione venne considerato "il fiore all'occhiello" dal Ministero dell'Interno, è una vera e propria polveriera pronta ad esplodere da un momento all'altro. Lo affermano convinti Maria Rita Pega e Roberto Barbieri dell'associazione "Medici per i diritti umani" di Roma, che ieri hanno visitato il centro di identificazione ed espulsione che insiste all'estrema periferia della città. "La situazione - affermano i due medici - è esplosiva.

C'è un clima tesissimo all'interno della struttura che attualmente conta 133 ospiti, la maggior parte di origine tunisina o marocchina. In circa tre ore abbiamo potuto contare circa una decina di tentativi di fuga. Quando stavamo uscendo inoltre, era in corso una protesta per il servizio lavanderia. La tensione e il disagio riscontrati al Cie di Milo - aggiungono - non li abbiamo mai percepiti, in maniera così intensa, in nessun'altra struttura del Pese".

Per Maria Rosa Pega e Roberto Barbieri, ad accrescere la tensione, non solo i lunghi tempi di permanenza che, secondo la direzione sanitaria ammontano a sette mesi, anche la scarsa qualità dei servizi e l'assenza di attività ricreative e spazi liberi. Una situazione che, come sottolineano i due medici "è ulteriormente peggiorata da quando, la nuova cooperativa che gestisce la struttura, si è aggiudicata la gara d'appalto, con un forte ribasso: da 38 euro a persona a 28 euro". I rappresentanti dell'associazione, hanno anche evidenziato che all'interno del centro attualmente opera una sola psicologa, assolutamente insufficiente ad assicurare un adeguato servizio a tutti gli extracomunitari".

Le informazioni raccolte nel corso dell'operazione di monitoraggio di tutti i Cie che insistono nel Paese, avviata dall'associazione "Medici per i diritti umani" all'inizio dell'anno, che si concluderà con l'elaborazione di un rapporto completo sui centri di identificazione ed espulsione, per Nicola Barbieri e Maria Rosa Pega, è solo l'ennesima conferma dell'inefficienza della macchina delle espulsioni.

Un sistema, che non garantisce i diritti umani fondamentali. I due medici, nel corso della loro visita, hanno avuto l'opportunità di incontrare il giovane tunisino che, nelle scorse settimane, durante un tentativo di fuga, ha riportato fratture scomposte ad entrambi i talloni e che è stato sottoposto ad un intervento chirurgico. "Riteniamo - hanno sottolineato i rappresentanti dell'associazione - che le sue condizioni, siano incompatibili con la permanenza all'interno della struttura. Di questo, informeremo la prefettura". Il viaggio dei due medici prosegue oggi, con la visita al Cie di Caltanissetta.

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