Comune, la maggioranza si compatta: non aumenta l’Imu sulla prima casa

Quattordici i voti favorevoli e 11 i contrari. La tassa rimane fissata al 4 per mille senza l’incremento di due punti

MARSALA. Dopo la «sbandata» della precedente sessione consiliare quando l’amministrazione fu battuta sul regolamento della tassa sui rifiuti solidi urbani, la maggioranza si ricompatta ed approva, a maggioranza, l’imu, la tassa sugli immobili. Questa volta niente sorprese e passa la proposta della giunta Adamo di non aumentare l’imu per la prima casa, contrariamente a quanto era stato paventato nelle scorse settimane. La delibera, dopo un lungo ed articolato dibattito che ha visto gli interventi dei consiglieri Enzo Russo, Gaspare Saladino, Salvatore Di Girolamo, Pino Carnese, Walter Alagna, Nicola Fici, Michele Gandolfo, Michele De Maria, nonché il vice sindaco Antonio Vinci, il segretario generale Bernardo Triolo e il direttore di ragioneria, Nicola Fiocca, è stata approvata a maggioranza: 14 voti favorevoli e 11 contrari. Passa così quella che era la proposta originaria (erano stati presentati due emendamenti e un sub emendamento definiti «inammissibili») secondo la quale l’imu per la prima casa rimane fissata al 4 per mille, senza quell’aumento di 2 punti che avrebbe portato l'aliquota al 6 per mille.

«Manteniamo quanto abbiamo promesso - sottolinea il sindaco Adamo -. Malgrado le oggettive difficoltà di bilancio era nostro preciso intendimento non aumentare l’aliquota imu». Per quel che riguarda la seconda casa e i terreni edificabili, invece, c'è un aumento di due punti rispetto all'attuale aliquota (aumento che è stato contestato naturalmente dall'opposizione). Questa pertanto passerà dal 7,6 (quanto imposto dallo Stato) al 9,6 per mille; nessun aggravio invece per i terreni agricoli la cui aliquota rimane invariata al 7,6 per mille. Aumento invece dell’1,50 per mille per le attività commerciali ed artigianali. Gli aumenti per le seconde case e gli esercizi commerciali vengono ritenuti comunque «indispensabili» alla luce delle scarse disponibilità finanziarie del Comune in conseguenza dei tagli operati sia dalla finanziaria nazionale che da quella regionale; tagli che mettono in seria difficoltà l’ente che, per non «sforare il patto di stabilità», è costretto a non pagare né fornitori né prestatori d’opera, con molte imprese che hanno in appalto opere pubbliche, che hanno già avviato azione giudiziaria nel confronti del Comune, sospendendo i lavori in corso (come quelli nella chiesa di San Giovannello, nella chiesa di San Giuseppe e al monumento ai mille).

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