Lavoro nero, intesa fra Procura e Inps

L’accordo siglato fra il procuratore Marcello Viola e il direttore dell’istituto Giacomo Marcellino mira a tutelare i lavoratori sfruttati
Trapani, Archivio

TRAPANI. Per cercare di contrastare al meglio delle proprie potenzialità il dilagante fenomeno del lavoro nero, la Procura e l’Istituto nazionale di previdenza sociale (Inps) hanno siglato un importante protocollo d’intesa. L’accordo consente di incrementare l’incisività nella lotta contro il lavoro irregolare, anche e soprattutto, per prevenire e reprimere il reato di omissione dei versamenti contributivi da parte del datore di lavoro sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti. Recenti controlli dell’Ispettorato del lavoro hanno portato alla luce alcuni casi limite: aziende del comparto edile che operano avvalendosi di operai «fantasma», che non godono di nessuna tutela. E lo stato di profondo bisogno, purtroppo, sta facendo diventare l’impiego dei lavoratori in nero quasi una regola.
«Il lavoro nero nella nostra provincia è una vera e propria piaga sociale - conferma il procuratore capo, Marcello Viola -; soltanto grazie ad una maggiore collaborazione tra le istituzioni si potrà favorire l’emersione del lavoro irregolare e l’individuazione dei reati ad esso collegati». In una nota diffusa dall’Inps si legge che «L’iniziativa, nel contesto della completa telematizzazione dei procedimenti amministrativi perseguita nell’ultimo biennio dall’Istituto nazionale di previdenza, mira a rendere più tempestiva la trasmissione delle notizie di reato agli organi giudiziari onde consentire all’autorità giudiziaria una più celere ed efficace attività investigativa prima e successivamente la celebrazione dei processi».
«Si tratta di un passaggio importante nel cammino verso la legalizzazione del mercato del lavoro - afferma il direttore provinciale dell’Inps, Giacomo Marcellino - con particolare attenzione a tutti i settori, compresi i lavoratori del comparto agricolo e degli iscritti alla gestione separata».
Il protocollo - come, erroneamente, accade per altre iniziative analoghe - non deve, assolutamente, essere percepito come un’azione contro i lavoratori. L’intento è, infatti, proprio quello di tutelare l’anello più debole e indifeso della catena: coloro i quali, per garantirsi un salario minimo, sono costretti, da datori di lavoro senza scrupoli, troppo spesso, a profonde umiliazioni. Finora, il fenomeno non è stato arginato anche perchè i datori di lavoro hanno potuto contare su una diffusa e lunga impunità.

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